19 ottobre 2026 ☁ 17°

Torino, occupazioni scolastiche e blocchi pacifici nelle scuole

A Torino prosegue la mobilitazione studentesca con occupazioni e picchetti in più istituti: le richieste riguardano edilizia, tagli, diritti e rapporti con le forze dell'ordine.

Torino, occupazioni scolastiche e blocchi pacifici nelle scuole

La mobilitazione nelle scuole torinesi si è rinnovata con una nuova ondata di occupazioni e picchetti che hanno coinvolto sia licei scientifici sia istituti tecnici e professionali. Le azioni, spesso condotte in modo pacifico, segnalano un malessere diffuso tra gli studenti che denuncia le condizioni degli edifici, il precariato del corpo docente e provvedimenti legislativi percepiti come restrittivi.

Tra le scuole interessate figurano il liceo scientifico Volta e il Gobetti l’istituto Carlo Levi (compresa la succursale di via Luini) e la sede dell’istituto Boselli. A Rivoli si sono registrate iniziative al Natta al Romero e al Darwin insieme ad altri istituti che hanno partecipato alla mobilitazione.

Occupazioni e modalità di azione nelle scuole torinesi

Le occupazioni sono andate avanti in modo differenziato: in alcune scuole gli studenti sono entrati e hanno barricati ingressi per impedire le lezioni, in altre sono stati organizzati picchetti esterni che hanno bloccato l’attività didattica per alcune ore. Al Volta l’occupazione è iniziata nelle prime ore del mattino con il blocco degli accessi principali, mentre al Boselli si è svolto un secondo tentativo di occupazione che, a differenza del precedente episodio di tensione, si è svolto senza scontri.

Gli studenti hanno dichiarato che le forme di protesta restano pacifiche e orientate alla visibilità delle richieste: assemblee di istituto, picchetti di due ore e blocchi controllati per segnalare le criticità. In diverse scuole gli occupanti hanno allestito spazi per assemblee e momenti collettivi, con la volontà di coinvolgere docenti e famiglie nelle discussioni.

Un episodio precedente e timori per la sicurezza

In passato, durante la prima fase della mobilitazione, si era registrato un episodio di vandalismo e il fermo di uno studente che era stato portato in caserma: questo fatto ha aumentato la tensione in alcune scuole e ha alimentato le preoccupazioni degli studenti sul trattamento riservato ai manifestanti. Tuttavia, nelle occupazioni più recenti gli organizzatori hanno sottolineato la scelta di modalità pacifiche per evitare ripetizioni di quegli eventi.

Rivendicazioni: edilizia, offerta formativa e diritti

Al centro delle richieste vi sono problemi strutturali degli edifici scolastici e la tutela dell’offerta formativa. Gli studenti segnalano tetti e impianti che necessitano di manutenzione, aule sovraffollate, bagni in condizioni non adeguate e assenza di spazi dedicati al personale e alla mensa pomeridiana. Il tema dell’edilizia scolastica è stato descritto con dati e numeri che evidenziano la necessità di interventi urgenti su molte strutture.

Sul fronte dell’offerta formativa, le rivendicazioni includono la difesa di materie come l’educazione civica, percepite come fondamentali per la preparazione degli studenti su temi come il diritto del lavoro e l’economia di base. Al Volta è stato segnalato il taglio di una cattedra di educazione civica, evento che ha acuito il senso di impoverimento dell’offerta didattica.

Diritti, includività e proposte portate in assemblea

Oltre alle richieste strutturali, alcuni gruppi di studenti hanno avanzato proposte per rendere la scuola più inclusiva: tra queste il riconoscimento del congedo mestruale e l’introduzione di un’educazione sessuale e affettiva più completa nei percorsi scolastici. Queste proposte sono state presentate come strumenti per contrastare il patriarcato e prevenire la violenza di genere, collegando temi di tutela sociale alla qualità dell’istruzione.

Rapporti con le forze dell’ordine e clima di protesta

La relazione tra manifestanti e forze dell’ordine è un altro nodo della mobilitazione: in alcune giornate decine di giovani sono stati fermati e identificati durante cortei e irruzioni, un elemento che ha motivato ulteriori proteste contro la cosiddetta “scuola-caserma” e la repressione dentro e fuori dagli istituti. Gli studenti chiedono la libertà dei manifestanti identificati e denunciano pratiche che, secondo loro, criminalizzano l’azione collettiva.

Nonostante i momenti di tensione, molte occupazioni sono state gestite senza scontri e con un profilo pacifico, puntando a mantenere alta l’attenzione sulle rivendicazioni senza sacrificare la sicurezza degli spazi scolastici.

La mobilitazione è cominciata con una serie di occupazioni iniziali e si è sviluppata a catena: gli studenti richiamano la necessità di maggiori investimenti nell’istruzione, lamentano il peso dei tagli e la priorità data ad altre voci di spesa e mettono al centro la condizione dei docenti, spesso in situazione di precarietà cronica. Il 19 ottobre 2026 alcune scuole hanno registrato nuove azioni che testimoniano la persistenza del movimento e la volontà di continuare a discutere pubblicamente le questioni aperte.

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