Torino offre un ventaglio di percorsi che uniscono scorrevolezza di pianura e gusto per la collina ideali per chi cerca itinerari ispirati alle tappe classiche del grande ciclismo. In un territorio compatto, si alternano argini fluviali, residenze storiche, crinali boscosi e strade bianche leggere, creando uscite adatte tanto agli esordienti quanto a chi desidera allenare il passo.
Pedalare qui è rilevante perché consente di passare in pochi chilometri da un fondovalle pianeggiante a rampe costanti, con punti d’acqua frequenti e ampie possibilità di sosta. Questo articolo propone un set di itinerari-tipo, distinguendo tra tappe pianeggianti e collinari, con indicazioni di dislivello presenza di fontanelle e belvedere oltre a varianti per famiglie e amatori.
Lungo Po e parchi cittadini: tappa pianeggiante
La dorsale ciclabile del fiume Po è la scelta naturale per una tappa da fondo senza strappi. Il tracciato tipico collega i parchi urbani (Valentino, Colletta e aree di sponda) con fondo regolare e traffico separato in lunghi tratti. Dislivello contenuto, generalmente entro 50–100 m complessivi, con numerosi accessi a toret e fontanelle pubbliche lungo viali e giardini. Soste panoramiche suggerite: il Monte dei Cappuccini visto dal fiume, i ponti storici e le banchine alberate. Variante famiglia: anello di 10–15 km tra i parchi, scegliendo le porzioni più protette e le aree gioco.
Stupinigi e ciclabile del Sangone: pianura scenografica
Una tappa pianeggiante con respiro regale collega le ciclabili verso Stupinigi e il corridoio del Sangone. Fondo misto tra asfalto liscio e sterrato compatto adatto a city bike e gravel leggere. Dislivello intorno a 100–150 m, con passaggi ombreggiati e punti d’acqua nelle aree verdi e nei viali alberati che conducono alla Palazzina. Sosta consigliata nei piazzali esterni per ammirare la prospettiva dei viali borbonici. Variante per amatori: estendere l’anello verso i campi a sud-ovest, portando il chilometraggio a 35–50 km mantenendo la facilità del profilo.
La Mandria e Venaria: natura, sterrato leggero e fauna
Il sistema di parchi e strade interne de La Mandria, con accesso da Venaria, propone un’uscita tipicamente ondulata ma accessibile: fondo scorrevole con tratti di terra battuta dislivello 150–250 m su giri da 20–40 km. Fontanelle presenti nelle aree attrezzate e in prossimità degli ingressi principali. Panorami: ampie radure, filari e scorci sulla Reggia. Variante famiglia: circuito interno più breve su carreggiate ampie e a velocità moderata; per amatori, concatenare due anelli e inserire qualche tratto di sterrato in più per lavorare sulla cadenza.
Sassi–Superga e dorsale della collina: classica collinare
Salire alla Basilica di Superga dalla zona di Sassi richiama una tipica tappa collinare: pendenze regolari, tornanti e ampi scorci sulla città. Il dislivello della sola ascesa è nell’ordine di 450–600 m, variabile secondo il versante scelto e gli allunghi in cresta. Fondo asfaltato, con traffico ordinato ma presente: utili luci e abbigliamento ad alta visibilità. Punti d’acqua reperibili alla base e in aree pubbliche nei pressi dei piazzali superiori. Sosta panoramica: il belvedere accanto alla basilica e le radure lungo la dorsale verso Pino Torinese. Amatori: aggiungere un ritorno ondulato sulla cresta prima della discesa.
Pecetto, Pino Torinese e l’anello dei ciliegi: colline morbide
Tra Pecetto e Pino Torinese si snodano colline meno ripide, perfette per un lavoro di ritmo. Strade secondarie, boschi e frutteti compongono un anello di 25–45 km con dislivello complessivo di 350–700 m. Il percorso alterna salitelle di 2–4 km a discese tecniche ma scorrevoli. Fontane in piazzette dei centri abitati; bar e piccoli alimentari frequentati dai ciclisti sono utili come punti di rifornimento. Sosta scenografica: piazzali sulle alture con vista su Torino e anfratti ombrosi lungo i crinali. Variante soft: tagli sulle strade più larghe; variante strong: aggiunta di rampe verso i casali collinari.
Nella maggior parte dei casi, il territorio offre fitte fontanelle urbane, spesso riconoscibili per il caratteristico getto continuo. È utile mappare in anticipo i punti d’acqua nei parchi principali e nelle piazze dei borghi collinari, integrando con una borraccia da 500–750 ml per ogni ora di pedalata. Per le soste panoramiche privilegiare piazzali ampi e belvedere lontani dagli incroci: Monte dei Cappuccini, alture sopra il fiume e i piazzali di cresta sono idee sempre valide. Famiglie: preferire tratti protetti e orari tranquilli, con tappe da 8–15 km; amatori: costruire blocchi da 20–30 km in pianura e inserire una salita progressiva, curando cadenza e recupero.
Per scegliere la “tappa del giorno”, si può usare un principio semplice: profilo prima della distanza. In pianura, lavorare su cadenza e continuità; in collina, suddividere la salita in segmenti costanti e mantenere un’andatura sostenibile. Le alternative indicate consentono di modulare il dislivello senza spezzare la logica dell’itinerario. Così la città e la sua cintura diventano un laboratorio ciclistico: dalle linee piatte del Po alle dorsali verdi, ogni uscita trova il proprio carattere e un punto d’acqua a portata di borraccia.



