Il 17 luglio 2026 è stata emessa la sentenza di primo grado per il crollo del Ponte Morandi a Genova, un evento che ha scosso l’Italia intera. La decisione della corte ha individuato precise responsabilità, portando a condanne significative per i vari imputati. Egle Possetti, presidentessa del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, ha espresso la sua soddisfazione per il riconoscimento delle responsabilità, sottolineando l’importanza di questa sentenza per la giustizia e la prevenzione di futuri disastri.
Le parole di Egle Possetti
Egle Possetti, durante una conferenza stampa, ha dichiarato: “Nulla potrà riportare a casa le nostre famiglie, nulla potrà colmare il nostro dolore. Alcuni di noi vorrebbero vedere i colpevoli di tanto dolore privati della loro libertà per sempre, ma il dolore e l’emotività non possono distogliere la nostra attenzione.” Ha inoltre sottolineato l’importanza di non delegittimare la sentenza, rispettando le regole di uno stato democratico.
Possetti ha espresso grande soddisfazione per il fatto che l’impianto accusatorio abbia retto, individuando responsabilità precise. “Era inaccettabile che questa vicenda, con tutti gli elementi che supportavano l’impianto accusatorio, potesse finire senza degli imputati e senza delle pene importanti”, ha affermato. Ha anche evidenziato che l’aggravante dell’omicidio stradale è stata riconosciuta, prolungando i termini di prescrizione.
Il processo e le sue implicazioni
Il processo per il crollo del Ponte Morandi è stato lungo e complesso, con 284 udienze celebrate e 282 testimoni sentiti. Sono stati coinvolti 57 imputati, inizialmente 59, di cui due deceduti. Le parti civili sono state 168, con 100 avvocati coinvolti. La materia era complessa, sia per accertare le cause del disastro, sia per individuare le responsabilità penali.
Tra gli imputati figurano ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia (Aspi), Spea (la società delle manutenzioni di Aspi) e dirigenti e consulenti del Ministero dei Trasporti. Il Ministero dei Trasporti è stato coinvolto su entrambi i fronti: con dipendenti imputati e come parte civile.
Le scuse di Arrigo Giana
La vigilia della sentenza è stata movimentata dalla lettera aperta di scuse dell’ad di Aspi, Arrigo Giana, per il disastro. “É una nostra esigenza morale porgere oggi quelle scuse non fatte ieri… le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili”, ha scritto Giana. Tuttavia, Egle Possetti ha definito queste scuse “fuori tempo e fuori luogo”, sottolineando che non erano appropriate in quel momento.
Giana ha anche ricordato il profondo cambiamento dell’azienda, parlando di un “nuovo corso, nuova gestione… garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”. Possetti ha rinviato il giudizio, affermando che solo il tempo potrà dimostrare se i piani attuali di rinnovamento saranno proficui per la sicurezza.
Il futuro e la prevenzione
La sentenza del Ponte Morandi impone nuovi modi di approcciarsi alla prevenzione, che non possono essere vanificati da protezioni ad personam. Egle Possetti ha invitato i cittadini a essere uniti e forti su questi obiettivi, sottolineando l’importanza di una giustizia che non sia influenzata da interessi particolari.
Il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi continuerà a lottare per la conferma di questa sentenza in appello e per delegittimare ogni tentativo di dare extra protezione ai manager, che devono essere soggetti alla legge come tutti noi. La battaglia per la giustizia e la sicurezza delle infrastrutture è lungi dall’essere finita.



