La provincia di Cuneo registra il suo primo episodio documentato di peste suina africana (PSA): un esemplare di cinghiale rinvenuto nel territorio comunale di Cravanzana è risultato positivo al virus, come confermato dal Centro di referenza nazionale per le malattie da Pestivirus e Asfivirus. Fino a oggi la Granda era rimasta senza casi ufficiali, malgrado la circolazione della malattia nelle province limitrofe.
Come è avvenuta la conferma e il contesto epidemiologico
L’accertamento è il risultato delle analisi svolte dal Centro di Perugia, punto di riferimento per la diagnosi delle patologie suine. La positività dell’animale rinvenuto a Cravanzana conferma una tendenza già segnalata nelle vicinanze: nelle province di Alessandria e di Savona sono stati registrati diversi focolai che avevano lasciato prevedere una possibile estensione verso il Piemonte meridionale. La situazione descrive una progressiva espansione del quadro epidemiologico che ora coinvolge ufficialmente anche il territorio cuneese.
Caratteristiche della malattia
La peste suina africana è una malattia virale che colpisce i suini domestici e i cinghiali; è importante sottolineare che non è trasmissibile all’uomo. Tuttavia, le conseguenze per il comparto zootecnico e per l’economia locale possono essere significative, con impatti su allevamenti, commercio e attività correlate. Per questo motivo le autorità sanitarie e amministrative seguono il caso con attenzione.
La reazione della Provincia e le misure intraprese
Il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, insieme al consigliere delegato alla PSA, Silvano Dovetta, ha commentato che “ciò che temevamo è purtroppo accaduto, ma non ci ha colti impreparati”. Negli ultimi anni la Provincia ha messo in piedi un sistema di prevenzione e controllo basato sulla Cabina di regia istituita nel 2026, che ha coinvolto Asl, associazioni agricole, operatori del comparto suinicolo e rappresentanti venatori in un lavoro di coordinamento operativo e istituzionale.
Interventi locali già attivati
Tra le misure adottate figurano il rafforzamento della biosicurezza negli allevamenti e attività mirate di controllo della popolazione dei cinghiali, con la partecipazione della Polizia provinciale e dei cacciatori abilitati. Secondo la Provincia, questi interventi hanno prodotto risultati concreti: tra il 2026 e il 2026 si è registrata una riduzione dei danni economici legati ai cinghiali di oltre il 60% e una diminuzione della superficie agricola colpita di circa l’80%. Nel solo 2026 la riduzione economica stimata rispetto al 2026 è stata di circa 500.000 euro.
Questioni aperte a livello nazionale e richieste di coordinamento
Nonostante l’azione locale, Provincia e delegati pongono l’accento su un problema di scala nazionale: al momento non risulta nominato un Commissario straordinario per l’emergenza PSA e l’ordinanza commissariale che regolava le misure di biosicurezza e le restrizioni territoriali è scaduta il 12 maggio senza rinnovo. Questo ha creato, secondo le istituzioni locali, un vuoto normativo che complica la continuità degli interventi necessari per contenere la diffusione del virus.
Richiesta di intervento statale
La Provincia chiede quindi che lo Stato proceda alla nomina tempestiva di un nuovo Commissario e al ripristino degli strumenti normativi adeguati, in modo da garantire un coordinamento efficace e immediato. Il 22 maggio il presidente Robaldo aveva già scritto al ministro della Salute, al ministro dell’Agricoltura e alle autorità regionali per sollecitare misure di contenimento preventive, con l’obiettivo di evitare che i contagi dai territori limitrofi vanificassero gli sforzi di tutela messi in campo nella Granda.
Prospettive e prossimi passaggi
Nei prossimi giorni le autorità competenti dovranno valutare quali restrizioni territoriali e quali misure specifiche applicare nell’area interessata dal ritrovamento. L’auspicio delle istituzioni locali è che le limitazioni riguardino il perimetro necessario per contenere l’evento, evitando impatti più estesi se non indispensabili. Allo stesso tempo, la richiesta di una guida nazionale forte resta centrale per affrontare con continuità l’ondata di casi nelle regioni confinanti.
Il ritrovamento a Cravanzana segna dunque un punto di svolta: conferma la necessità di mantenere alto il livello di allerta, rafforzare la sorveglianza e proseguire con le attività di biosicurezza e controllo per proteggere il comparto suinicolo e il tessuto economico locale.



