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Divieto di campeggio No Tav a Susa, Bussoleno e Venaus: le ordinanze del prefetto

Il prefetto di Torino ha emanato ordinanze per vietare il campeggio No Tav in Val di Susa. Gli attivisti, nonostante le restrizioni, non intendono arrendersi e stanno pianificando nuove azioni.

Divieto di campeggio No Tav a Susa, Bussoleno e Venaus: le ordinanze del prefetto

In un contesto di alta tensione, il prefetto di Torino Donato Cafagna ha emanato una serie di ordinanze per vietare il campeggio No Tav in Val di Susa. Le misure, entrate in vigore il 30 luglio 2026, mirano a prevenire ulteriori scontri dopo gli episodi di violenza della settimana precedente.

Gli attivisti, tuttavia, non sembrano intenzionati a farsi intimidire. Nicoletta Dosio, storica militante del movimento, ha dichiarato con fermezza: «Se ci fossimo fatti spaventare, non saremmo qui. La nostra lotta non si ferma davanti a queste misure che indicano la debolezza di un sistema che non sa più cosa fare per fermare la lotta di questa popolazione. Determinata e pacifica».

Le ordinanze del prefetto

Le ordinanze emanate dal prefetto Cafagna sono tre. La prima vieta il campeggio libero a Susa e Bussoleno dalla mezzanotte del 30 luglio alle 7 del 3 agosto. La seconda proibisce di detenere oggetti idonei all’occultamento del viso, come caschi, maschere antigas e passamontagna, nei territori di Bruzolo, Bussoleno, Chiomonte, Giaglione, San Didero e Susa. La terza ordinanza vieta l’accesso a piedi in forma organizzata a una serie di strade, parcheggi e sentieri vicini ai cantieri Tav.

Nel pomeriggio del 30 luglio, il divieto è stato esteso anche al comune di Venaus, dove una trentina di militanti si erano radunati al presidio No Tav. Le forze dell’ordine hanno consegnato le ordinanze agli attivisti, che hanno risposto con determinazione: «Il campeggio si farà e non è annullato».

La reazione degli attivisti

Nonostante il grande dispiegamento di forze dell’ordine, gli attivisti No Tav non intendono rinunciare alle loro iniziative. In un’assemblea tenutasi in piazza mercato a Susa, i militanti hanno dichiarato che il campeggio si terrà comunque, anche se il luogo esatto non è ancora stato reso noto. Alcuni giovani si sono accampati al presidio di Venaus, a due chilometri circa dal centro di Susa.

Un gruppo di militanti ha creato un presidio a San Giuliano, dove un anno fa il movimento aveva occupato una casa espropriata da Telt, la società italiana francese incaricata della costruzione del maxi tunnel dell’Alta Velocità. Davanti al presidio, una trentina tra carabinieri, Guardia di finanza e polizia in tenuta antisommossa hanno fatto rispettare le ordinanze del prefetto.

Il campeggio a Venaus

Intorno alle 12.30, alcune decine di giovani hanno iniziato a montare il campeggio a Venaus, inizialmente previsto a Susa. Le forze dell’ordine hanno chiesto ai partecipanti di lasciare l’area, ma gli attivisti hanno risposto che «è vietato solo il campeggio. Possiamo mangiare, stare in piedi, seduti, sdraiati. Ma è meglio non mettere le tende».

Nel frattempo, il prefetto ha emanato una nuova ordinanza che vieta il campeggio libero anche a Venaus, citando la presenza di centinaia di partecipanti appartenenti all’area oltranzista del movimento No Tav e gruppi anarchici durante il Festival dell’Alta Felicità del 25 luglio 2026. Gli attivisti, tuttavia, non sembrano intenzionati a lasciare l’area e continuano a organizzare iniziative di protesta.

La situazione in Val di Susa rimane tesa, con le forze dell’ordine in stato di allerta e gli attivisti No Tav determinati a portare avanti la loro lotta. Le prossime ore saranno decisive per capire come evolverà la situazione.

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