L’Italia si sta preparando per ospitare l’Europeo del 2032 insieme alla Turchia, e la mappa degli stadi candidati è in continua evoluzione. Dopo un periodo di incertezza, oggi la situazione è decisamente più rassicurante, grazie all’accelerazione imposta dall’Uefa in collaborazione con la Figc e il governo centrale.
Almeno dieci impianti italiani sono considerati tecnicamente eleggibili per ospitare le partite del torneo, ma sono sette le città che spiccano per progetti avanzati e infrastrutture solide. Da Torino a Palermo, passando per Milano, Firenze, Roma e Napoli, l’Italia si presenta con una varietà di opzioni che promettono di rendere l’Europeo un evento indimenticabile.
Roma raddoppia: l’Olimpico e Pietralata in pole position
Roma è una delle città più forti in questa corsa. L’Olimpico, già conforme ai parametri Uefa, è una certezza, ma la Capitale potrebbe presentarsi con un doppio stadio. Il nuovo impianto della Roma a Pietralata è infatti in forte vantaggio rispetto al nuovo San Siro di Milano, con un iter amministrativo più avanzato e un progetto meno complesso. La conferenza dei servizi per Pietralata dovrebbe chiudersi entro il 15 settembre, mentre per San Siro un passaggio equivalente arriverà molto più avanti.
L’Olimpico, inoltre, beneficerà di ulteriori investimenti pubblici per 160 milioni di euro, mentre il progetto di un nuovo Flaminio è stato definitivamente accantonato. Roma, quindi, non solo è in pole position, ma potrebbe anche avere due stadi nella stessa edizione dell’Europeo, un po’ come Istanbul nella metà turca del torneo.
Milano e il nuovo San Siro: una sfida contro il tempo
Milano rappresenta uno dei dossier più delicati. Il nuovo San Siro deve essere consegnato entro l’estate del 2031 per essere considerato eleggibile, ma il cronoprogramma è molto stretto. Il progetto prevede l’avanzamento delle bonifiche e il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica entro la fine dell’anno, seguito dall’approvazione finale del Piano Attuativo tra primavera ed estate 2027. Le ruspe dovrebbero iniziare a lavorare per tre anni, ma il margine per gli imprevisti è ridottissimo.
Se tutto dovesse filare liscio, Milano potrebbe ancora farcela, ma il vantaggio di un anno che Roma ha accumulato con Pietralata è un ostacolo significativo. L’attuale San Siro, infatti, non è conforme ai parametri Uefa e non può essere considerato per Euro 2032. Milano, quindi, deve correre contro il tempo per non perdere l’occasione di essere parte di questo grande evento.
Palermo e Napoli: due storie di rinascita
Palermo è una delle storie più impressionanti. Esclusa dalla prima lista presentata dalla Figc nel 2026, la città siciliana è riuscita in appena dieci mesi a diventare una delle candidature più accreditate. Il progetto prevede una trasformazione radicale dell’impianto e del suo contesto urbano, con investimenti pubblici e privati che superano i 300 milioni di euro. La Regione ha messo sul tavolo circa 60 milioni, il Comune circa 70 e il City Group, alla testa del club rosanero, circa 200 milioni.
Napoli, invece, può contare sul restyling del Maradona, con un investimento pubblico di 210 milioni. Il Comune di Napoli sta lavorando da solo rispetto al club, e il rapporto tra Aurelio De Laurentiis e l’amministrazione comunale resta complesso. Tuttavia, la dimensione della città, la sua storia calcistica e la ricettività invitano a posare una casella sul previsto restyling del Maradona.
Le altre città: tra certezze e incertezze
Torino e Firenze sono in posizione solida. Lo Stadium della Juventus non presenta le complessità che accompagnano molti altri dossier, mentre Firenze ha risolto un problemino economico per mettersi in posizione comoda. Il Franchi dovrebbe essere terminato nel 2029, e anche ipotizzando sei mesi o un anno di ritardo, Firenze resterebbe ampiamente dentro il limite del giugno 2031.
Genova, Salerno, Lecce e Cagliari, invece, pur essendo considerate eleggibili, restano più indietro nella gerarchia potenziale. Quando la Figc dovrà restringere la lista a cinque, dimensione dello stadio e forza della città peseranno. Bologna, infine, rischia di pagare i tempi troppo stretti per un eventuale nuovo stadio. La scelta definitiva sarà legata non solo agli impianti, ma anche alla capacità delle città di sostenere l’intera macchina organizzativa dell’Europeo.



