Il tribunale di Torino ha emesso una sentenza che ha scosso la città: un uomo di 46 anni è stato condannato per aver lanciato una bici elettrica contro il déhors del locale Gianca ai Murazzi del Po. L’episodio, avvenuto nella notte del 10, ha avuto un epilogo giudiziario il 14 luglio 2026, con una pena di un anno e sei mesi di reclusione e un risarcimento di 13mila euro.
L’imputato, un cliente abituale del locale, ha sempre negato le proprie responsabilità, sostenendo di essere fuggito dopo una colluttazione con i buttafuori. Le telecamere di sorveglianza, tuttavia, hanno ripreso una persona con la sua stessa corporatura mentre lanciava la bici elettrica.
Le dichiarazioni dell’imputato e le prove raccolte
Durante il processo, l’uomo ha dichiarato: “Ho avuto una discussione con i buttafuori e uno di loro mi ha dato un pugno. Allora sono scappato. Mi hanno inseguito in 4 o 5, sono corso in macchina e sono andato via. Non so niente di bici.”. Le sue parole non sono state sufficienti a scagionarlo, grazie alle prove raccolte dalle telecamere di sorveglianza.
Le immagini mostrano una persona con un cappello con pompon che sradica un cestino e lancia la bici elettrica, per poi allontanarsi a bordo di un’auto chiara. La pubblico ministero Livia Locci ha contestato i reati di danneggiamento e tentate lesioni, chiedendo una condanna a un anno e quattro mesi.
Il contesto dell’episodio e le conseguenze
L’episodio è avvenuto a pochi giorni di distanza da un altro grave incidente, in cui un giovane studente di medicina, Mauro Glorioso, era stato colpito da una bici elettrica e aveva riportato gravi ferite che lo avevano portato in coma. Fortunatamente, nel caso del locale Gianca, nessuno è rimasto ferito grazie all’impatto attutito da un ombrellone.
La Gianca srl, società proprietaria del locale, potrà rivalersi sull’uomo in sede civile per ottenere un ulteriore risarcimento danni. Il legale della società, Gino Arnone, ha commentato: “Pur rispettando le scelte qualificatorie operate dalla procura, abbiamo ritenuto che il contesto e le modalità della condotta imponessero una valutazione più severa.”.
La sentenza è stata emessa il 14 luglio 2026, chiudendo un capitolo di una vicenda che aveva tenuto con il fiato sospeso l’intera città di Torino.



