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Baby gang ad Andora: il racconto dell’aggressione e le ultime novità

Matteo Calascibetta, 19enne di San Mauro Torinese, è fuori pericolo dopo l'aggressione ad Andora. La madre racconta l'orrore della notte e le difficoltà della gestione della sicurezza in Riviera.

Baby gang ad Andora: il racconto dell’aggressione e le ultime novità

Matteo Calascibetta, il 19enne di San Mauro Torinese, è fuori pericolo dopo l’aggressione subita ad Andora nella notte tra venerdì 21 e sabato 22 agosto. Il giovane, ricoverato all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, deve ancora affrontare un intervento chirurgico per rimuovere alcune schegge ossee e ripristinare la conformazione della scatola cranica.

La madre di Matteo, Daniela, non usa mezzi termini per descrivere l’accaduto: «Hanno cercato di uccidere mio figlio». L’aggressione, avvenuta lungo l’Aurelia, sembra sempre più una spedizione punitiva piuttosto che una rissa casuale.

La serata che ha cambiato tutto

Tutto è iniziato durante una normale serata estiva. Matteo era in vacanza in Liguria con la famiglia e gli amici. Nel gruppo c’erano sei ragazzi, due maschi e quattro ragazze. Durante la serata, in un locale della zona, una delle ragazze è stata importunata da due giovani. Matteo è intervenuto per difenderla, chiedendo semplicemente ai due di lasciare stare l’amica.

Il diverbio è stato sedato dagli addetti alla sicurezza del locale, ma la situazione è degenerata quando Matteo e gli amici hanno lasciato il locale. Lungo la via Aurelia, i due giovani incontrati poco prima sono ricomparsi, questa volta accompagnati da altri, fino a formare un gruppo di otto o nove persone. Secondo le testimonianze, molti sarebbero minorenni.

Matteo è stato preso di mira: un primo aggressore lo ha colpito con un pugno alla testa. Poi la violenza è aumentata. Uno dei giovani avrebbe divelto un cartello della segnaletica stradale e lo avrebbe utilizzato come una clava, colpendo Matteo al capo. Il giovane è caduto sull’asfalto, battendo nuovamente la testa e perdendo conoscenza. Gli aggressori sono scappati, mentre per Matteo è iniziata la corsa in ospedale.

Le indagini e il supporto della comunità

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno permesso agli investigatori di individuare alcuni dei ragazzi coinvolti. Almeno due giovani sono stati riconosciuti e uno è stato denunciato. Le indagini dei carabinieri continuano per attribuire a ciascuno le proprie responsabilità.

Il sindaco di Andora, Mauro Demichelis, ha parlato di un «atto feroce e ingiustificato, che dimostra un profondo disprezzo per la vita umana». Ha espresso la vicinanza della comunità di Andora a Matteo e alla sua famiglia e ha sottolineato l’importanza del sistema di videosorveglianza del Comune, che ha fornito registrazioni cruciali per le indagini.

Demichelis ha anche evidenziato le difficoltà nella gestione della sicurezza durante l’estate, con Andora che passa da circa 7.200 residenti a oltre 60 mila presenze nei mesi di maggiore afflusso turistico. Negli ultimi anni, il Comune ha esteso il sistema di videosorveglianza e attivato un servizio privato di sorveglianza notturna per rafforzare la prevenzione.

La rabbia della madre e il cambiamento della Riviera

Daniela, la madre di Matteo, ha espresso tutta la sua rabbia: «Ho tanta, tantissima rabbia in corpo. Hanno cercato di uccidere mio figlio e solo a dirlo mi vengono i brividi». La famiglia ha deciso di vendere il bungalow nel campeggio dove soggiornano da anni, perché il clima è cambiato: «Pensavo che la Liguria fosse un posto sicuro, non è più così».

Daniela ha anche parlato della presenza di baby gang sulla Riviera e di alcuni episodi problematici avvenuti nella zona di Diano Marina. Tuttavia, è necessario distinguere il racconto della famiglia dagli elementi ufficialmente accertati: al momento non risultano comunicazioni formali delle forze dell’ordine che attribuiscano una nazionalità all’intero gruppo o che dettaglino eventuali precedenti personali dei singoli ragazzi.

Intanto, un cartello appeso ad Andora lungo la via Aurelia recita: «Fatevi schifo. Sette bestie contro un ragazzo che voleva solo aiutare un’amica. Siete solo dei codardi che alzano le mani perché incapaci di ragionare». Non è chiaro chi abbia posizionato il cartello, ma il messaggio è forte e chiaro.

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