Un fiume colorato ha attraversato il centro di Torino per celebrare i venti anni del Pride cittadino, una ricorrenza che ha unito la dimensione festiva con un forte tono politico. Il corteo, concentrato in corso Massimo d’Azeglio davanti al Parco del Valentino, ha percorso le principali arterie del centro fino a concludersi in piazza Vittorio Veneto dove si sono svolti gli interventi conclusivi.
Il corteo, il percorso e i numeri della giornata
La marcia è partita dal tratto tra corso Marconi e corso Vittorio, attraversando corso Vittorio Emanuele IIcorso Galileo Ferraris via Cernaia, via Pietro Micca e piazza Castello prima di giungere in via Po e raggiungere piazza Vittorio Veneto. Gli organizzatori hanno stimato una partecipazione di oltre 160mila persone, cifra che conferma l’ampia mobilitazione cittadina e la crescita della manifestazione negli anni. Il motto scelto per questa edizione, Venti di lotte gioca sul doppio significato dell’anniversario e della continuità delle rivendicazioni per i diritti della comunità LGBTQIA+.
Nel corteo erano presenti numerose realtà associative e istituzionali: delegazioni sindacali con i propri striscioni, rappresentanze religiose come la Chiesa valdese, gruppi scout, l’Ordine dei giornalisti e movimenti per i diritti civili. Tra i carri e i banner si notavano anche bandiere internazionali e simboli di solidarietà, che hanno contribuito a rendere il corteo numericamente e simbolicamente articolato. La giornata è stata pensata anche con attenzione all’accessibilità gli interventi in piazza sono stati tradotti nella lingua dei segni italiana e sono stati allestiti spazi per screening sanitari rapidi per HIV e sifilide.
Voci dal corteo e i messaggi dal palco
La marcia ha raccolto testimonianze dirette di partecipanti di ogni età e provenienza. Giovani come Dan Nichita, studente di 24 anni, hanno sottolineato l’importanza del Pride come spazio per non nascondersi e per contrastare episodi di omofobia vissuti nell’adolescenza. Famiglie e genitori sono scesi in piazza per sostenere diritti legati alla genitorialità: una madre ha raccontato l’esperienza della figlia che vive all’estero e ha ottenuto riconoscimenti più rapidi per la sua famiglia. Altre testimonianze interne alla comunità hanno richiamato l’attenzione su discriminazioni ancora vissute, ad esempio nei confronti della bisessualità troppo spesso stigmatizzata anche all’interno del movimento.
Sul palco di piazza Vittorio sono intervenute figure pubbliche e artiste: tra le presenze più partecipate c’erano Ambra Angiolini con la figlia Jolanda Renga, insieme a musicisti come Francamente e Mc Nill. Dalle dichiarazioni è emerso un invito alla partecipazione continuativa: la testimonianza personale si è mescolata alla promessa di eventi futuri legati all’Europride, che tornerà a Torino nel 2027, e che orienta già le riflessioni sulla logistica e sulla visibilità internazionale della città.
Interventi politici e reazioni a provvedimenti nazionali
La piazza non è stata esente da contenuti politici netti. L’assessore alle Politiche sociali del Comune ha criticato apertamente una norma che limita l’avvio di attività didattiche su sessualità e affettività nelle scuole d’infanzia e primaria, definendola una misura che ostacola il cambiamento culturale e la prevenzione dei pregiudizi. A sostegno delle parole dalle istituzioni locali è stata ribadita la volontà di contrastare l’omolesbotransfobia, mentre rappresentanti delle istituzioni hanno ribadito il ruolo della città come soggetto attivo sui diritti.
La manifestazione ha inoltre dato spazio a chi, nei giorni precedenti, è stato vittima di aggressioni: tra le coordinatrici c’è chi ha raccontato di un’aggressione subita su un treno e che ha deciso di non arretrare nella sua azione di visibilità e presidio del territorio. Queste testimonianze hanno alimentato un sentimento comune di non rassegnazione e di rafforzamento della presenza pubblica.
Prospettive verso l’Europride 2027
La ventata simbolica dei vent’anni è stata accompagnata dallo sguardo rivolto all’Europride 2027 evento internazionale che porterà a Torino migliaia di partecipanti dall’Europa e che richiederà coordinamento tra organizzazioni, istituzioni e realtà associative. L’edizione odierna è stata descritta dagli organizzatori come un passaggio di testimone: non solo una festa, ma un banco di prova per la capacità dell’intera città di ospitare e gestire una manifestazione di portata europea, mantenendo al centro le rivendicazioni sui diritti e l’inclusione sociale.
Con oltre centocinquantamila partecipanti, interventi significativi sul palco, iniziative per la salute e l’accessibilità, e testimonianze personali che hanno ricordato perché la visibilità resta una pratica necessaria, il Torino Pride dei vent’anni si è confermato evento centrale nella mappa delle mobilitazioni per i diritti nel Paese.



