Dal 4 all’8 giugno 2026 Collegno trasforma la Certosa Reale e gli spazi dell’ex ospedale psichiatrico in un grande laboratorio culturale. La quinta edizione della Collegno Fol Fest prende il titolo evocativo PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi e propone più di cinquanta appuntamenti che intrecciano riflessione scientifica, performance artistiche e iniziative di comunità. Il festival nasce come occasione per raccontare la storia del luogo e per interrogarsi sul valore sociale della memoria collettiva e sulle strategie per contrastare lo stigma legato alla sofferenza mentale.
Al centro della kermesse c’è l’Orto che Curail giardino rigenerato gestito dalla Cooperativa Il Margine, che diventerà libreria all’aperto, spazio di confronto e sede del Bistrorto inclusivo. Intorno a questo cuore si articolano incontri nel Chiostro della Certosa, visite a Villa 5, alla Lavanderia a Vapore e a spazi messi a disposizione dall’Università di Torino. Le attività coprono ambiti diversi: dalla psichiatria alla narrativa, dalla fisica delle emozioni ai percorsi musicali che accompagnano il racconto del territorio.
Programma serale: ospiti e appuntamenti principali
Le serate nel Chiostro offrono il filo conduttore più visibile della manifestazione con nomi della saggistica, del giornalismo e della musica italiana. Giovedì 4 giugno inaugura il festival il filosofo Umberto Galimberti con una lectio su educazione ed etica rivolta alle nuove generazioni. Venerdì 5 giugno il fisico Vincenzo Schettini terrà lo spettacolo “La fisica delle emozioni”, che unisce dimostrazioni scientifiche e narrazione emotiva.
Anteprime e serate a tema
Sabato 6 giugno è prevista l’anteprima nazionale di “Sono un errore”, un progetto di teatro-canzone che vede insieme il cantautore Mauro Ermanno Giovanardi e il giornalista Andrea Scanzi in un dialogo su identità e diversità. Domenica 7 giugno il palco ospita Carlo Lucarelli, che riapre il caso storico dello Smemorato di Collegnouna vicenda che cento anni fa segnò la città e ancora oggi è chiave interpretativa della rassegna. Lunedì 8 giugno il festival chiude con “Anime fragili”, un incontro tra il divulgatore Matteo Saudino (BarbaSophia) e la cantautrice Giua, che combina filosofia e musica per esplorare la vulnerabilità umana.
Approfondimento scientifico e attività diffuse nei luoghi storici
Oltre agli eventi di richiamo, la Fol Fest mantiene un corpo rigoroso di dibattiti scientifici e formativi. In collaborazione con l’ASL TO3 si tengono tavole rotonde su temi come esordi psicoticietnopsichiatria, isolamento adolescenziale nell’era digitale e diritto alla salute mentale. Sessioni di realtà virtuale immersive permettono ai partecipanti di sperimentare ambienti progettati per lo studio delle fobie, dei traumi e della gestione dello stress.
La rassegna include anche una forte componente letteraria: la Libreria Fol Fest ospiterà presentazioni e conversazioni con autori contemporanei, mentre la collaborazione con la Scuola Holden dà vita alla prima edizione del Premio Letterario Collegno Fol Festdedicato a racconti inediti che indaghino la memoria e l’identità smarrita. Queste attività si svolgono in spazi simbolici come l’Aula Hospitalis e la Sala delle Arti, contribuendo a restituire dignità culturale a luoghi segnati dalla storia della psichiatria.
Informazioni logistiche e accessibilità
Le giornate del festival sono prevalentemente gratuite e aperte al pubblico, mentre gli appuntamenti serali nel Chiostro sono a pagamento. Il biglietto in cassa costa €20,00il biglietto online è €15,00 più diritti di prevendita. Il Parco della Certosa a Collegno, in Corso Pastrengo 51, ospita la manifestazione: il programma completo e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale della rassegna. L’organizzazione è promossa dalla Città di Collegno insieme a enti e realtà del territorio come l’ASL TO3, la Cooperativa Il Margine e l’Università degli Studi di Torino.
Per chi si avvicina alla rassegna, l’esperienza proposta è quella di una città che rilegge il proprio passato per costruire relazioni più inclusive nel presente: la memoria storica diventa così strumento di dialogo, i luoghi recuperati ospitano pratiche culturali e la comunità si confronta senza pregiudizi su fragilità, cura e creatività.



