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Docenti in rivolta a Torino e inchiesta su video deepfake

Un gruppo numeroso di insegnanti ha rifiutato di inaugurare i corsi serali all'Università popolare di Torino: la protesta è collegata a tensioni sulla governance e a una denuncia per un presunto video deepfake.

Docenti in rivolta a Torino e inchiesta su video deepfake

All’Università popolare di Torino, con sede a Palazzo Campana si è accesa una forte protesta interna che ha coinvolto circa una settanta di docenti. Il gesto più visibile è stato il boicottaggio dell’avvio tradizionale delle lezioni serali, una manifestazione di dissenso che mette a fuoco criticità organizzative e rapporti deteriorati con la dirigenza. In parallelo, la vicenda ha assunto rilievo giudiziario dopo la presentazione di una denuncia per un presunto video manipolato con strumenti di intelligenza artificiale.

La situazione si è sviluppata in un clima di tensione prolungata: i docenti firmatari di una lettera inviata al consiglio di amministrazione avevano già segnalato un peggioramento delle condizioni lavorative e una frattura sui valori che dovrebbero guidare la fondazione. Oltre alla protesta collettiva, la questione giudiziaria ha portato l’intera vicenda all’attenzione degli organi competenti, aprendo un secondo fronte di approfondimento sui fatti.

La protesta contro la governance a Palazzo Campana

I promotori dell’iniziativa hanno reso pubblica una serie di contestazioni strutturate nella missiva inviata al consiglio di amministrazione, denunciando presunti cambiamenti gestionali ritenuti dannosi per l’operatività didattica. Tra i punti segnalati figura il presunto demansionamento della direzione didattica, con la revoca dei poteri di spesa e limitazioni che, sempre secondo i firmatari, inciderebbero sull’autonomia gestionale dei dipartimenti. Vengono inoltre citate restrizioni relative all’abbigliamento e azioni giudicate repressive nei confronti dei direttori di dipartimento.

Nel documento affisso alle bacheche di Palazzo Campana i docenti parlano di un clima di discredito delle professionalità e di comportamenti che avrebbero leso la dignità istituzionale. La richiesta di dimissioni della presidenza e di alcuni componenti del consiglio di amministrazione era stata già formalizzata a settembre e, secondo i promotori, non ha ricevuto ancora riscontri soddisfacenti. Per questo motivo la domanda di dimissioni è stata nuovamente rilanciata e la mobilitazione resta attiva.

L’inchiesta per presunto video deepfake coordinata dalla pm Alessandra Provazza

Il secondo elemento che complica la vicenda riguarda una denuncia depositata da una docente storica della fondazione per la presunta diffusione di un filmato realizzato con tecnologie di intelligenza artificiale. Secondo l’esposto, in quel contenuto sarebbe stato ricostruito il volto dell’insegnante, partendo da una fotografia, e sovrapposto al corpo di una donna rappresentata mentre compie atti sessuali. La procura di Torino ha aperto un fascicolo e le indagini sono coordinate dalla pm Alessandra Provazza.

Nel testo della denuncia si fa riferimento a una possibile configurazione del reato collegabile al revenge porn ma gli accertamenti devono chiarire natura, modalità di diffusione e responsabilità. Al momento l’apertura dell’inchiesta non equivale a una conferma delle ipotesi accusatorie: il procedimento mira a ricostruire i fatti e a verificare se il materiale sia effettivamente circolato all’interno dell’ambiente di lavoro della docente.

Elementi procedurali e impatto sulla comunità accademica

Le verifiche giudiziarie procederanno parallelamente alla mobilitazione dei docenti. I promotori della protesta stanno valutando iniziative per coinvolgere e informare gli studenti iscritti agli oltre 130 corsi serali offerti dall’istituto, con l’obiettivo di chiarire le ragioni della loro azione. Sul piano istituzionale rimangono aperte le questioni relative al futuro assetto della fondazione e ai rapporti tra direzione e corpo docente, mentre gli inquirenti si concentrano sugli aspetti penali della vicenda.

La situazione è quindi duplice: da un lato la disputa interna sulla governance che tocca aspetti organizzativi e professionalità, dall’altro un’indagine giudiziaria su un caso di presunta manipolazione di immagini che solleva temi sensibili legati alla tutela della privacy e all’uso dell’intelligenza artificiale. Entrambi i filoni determinaranno gli sviluppi dell’Università popolare di Torino nei prossimi giorni, con possibili ricadute sull’attività formativa e sulla reputazione dell’ente.

La data in cui si è focalizzata l’attenzione pubblica è il 21 Ottobre 2026 momento in cui la vicenda ha acquisito una nuova rilevanza per via della denuncia e della successiva apertura dell’inchiesta. Resterà compito degli organi giudiziari e delle parti coinvolte chiarire responsabilità e determinare eventuali provvedimenti, mentre la comunità accademica continua a confrontarsi sulle condizioni interne e sulle strategie di governo dell’istituzione.

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