Studenti e studentesse sono scesi in piazza in diverse città italiane per protestare contro il caro vita le politiche del governo e l’aumento delle spese per gli armamenti a scapito di istruzione e servizi. Le manifestazioni, coordinate da collettivi e movimenti locali, hanno visto cortei, occupazioni temporanee di spazi universitari e momenti di tensione con le forze dell’ordine in più punti del paese.
Le rivendicazioni principali includevano richieste di maggiori investimenti nella scuola pubblica il rifiuto del riarmo e l’opposizione a misure considerate esclusive nei confronti degli studenti stranieri. In alcune città i cortei sono stati numerosi e pacifici; in altre si sono registrati lanci di oggetti, fumogeni e interventi della polizia con idranti e lacrimogeni.
Torino: scontri, tre minorenni arrestati e oltre 50 identificati
A Torino il corteo è degenerato in momenti di forte tensione davanti alla sede della Città metropolitana e alla prefettura, dove i cordoni delle forze dell’ordine sono stati raggiunti da lanci di uova, bottiglie, pietre e bastoni. La Questura ha reso noto l’arresto in flagranza di tre minorenni per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e la identificazione di più di 50 manifestanti, alcuni col volto coperto. Due dei giovani fermati sono stati anche denunciati per possesso di spray urticanti e un altro per porto di pietre.
Profilo di alcuni fermati e intervento delle forze dell’ordine
Dalle verifiche è emerso che uno dei minorenni arrestati era già sottoposto a misura cautelare di permanenza domiciliare per una precedente rapina, con autorizzazione a uscire solo per motivi scolastici. Durante la protesta non preavvisata si sono registrati contatti fisici tra manifestanti e agenti, con l’uso di idranti e alcuni lacrimogeni per disperdere i gruppi che lanciavano oggetti. Sul selciato sono rimasti frammenti di bottiglie, pietre e bastoni abbandonati dopo gli scontri.
Mobilitazioni in altre città: numeri, occupazioni e slogan
La giornata ha coinvolto più centri urbani: a Roma il corteo ha raggiunto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, protetto da contingenti in tenuta antisommossa, con lanci di petardi e fumogeni e l’annuncio di assemblee pubbliche per proseguire la mobilitazione. Nella capitale la partecipazione è stata considerevole, con oltre 5.000 studenti stimati dalle forze dell’ordine.
A Bari circa 700 giovani hanno sfilato con lo striscione «Facciamo come in Francia, rompiamo la scuola-caserma», denunciando situazioni di degrado degli edifici scolastici, la riduzione di spazi di socialità e il trasferimento di risorse a spese militari. A Bologna la protesta, partita dalla zona universitaria, ha visto la partecipazione di quasi 1.000 studenti e momenti di tensione in stazione, dove i cortei sono stati fermati da reparti in tenuta antisommossa.
A Milano il corteo ha incluso lo slogan contro il razzismo nelle scuole e si è concluso con l’occupazione temporanea di un edificio universitario attiguo all’ateneo, mentre a Genova un gruppo di manifestanti ha bloccato l’avvio di un convegno sul progetto del nuovo campus occupando il palco dell’aula magna. In Venezia e Mestre è stato segnalato l’uso di vernice rossa contro il provveditorato regionale per simboleggiare il sangue dei conflitti internazionali, con circa 400 partecipanti presenti al corteo.
Organizzazioni studentesche hanno annunciato l’intenzione di proseguire la mobilitazione con assemblee pubbliche e l’adesione a possibili iniziative di sciopero generale concordate con sindacati e movimenti locali. Le dichiarazioni dei manifestanti hanno ribadito la volontà di creare alleanze tra studenti e lavoratori per contrastare l’aumento dei costi e le politiche ritenute favorevoli al settore bellico.
Le amministrazioni cittadine e le autorità scolastiche hanno monitorato la situazione, mentre rappresentanti politici e sindacati della polizia hanno segnalato agenti feriti in alcune città. Le posizioni giudiziarie dei manifestanti identificati sono al vaglio delle procure competenti.



