Sabato 10 ottobre il Palazzo Lascaris sede del Consiglio regionale del Piemonte a Torino, ha accolto l’inaugurazione di una mostra che si preannuncia come punto di riferimento per chiunque voglia approfondire il percorso delle donne nella Repubblica italiana dal 1946 al 2026. Realizzata da ANSA in collaborazione con il Consiglio regionale, l’esposizione resta aperta al pubblico fino al 30 novembre, offrendo a visitatori di ogni età la possibilità di immergersi in otto decenni di fotografie, documenti e testimonianze.
Il progetto si articola in due itinerari distinti ma complementari: un percorso nazionale che evidenzia gli eventi chiave e le figure simbolo della lotta per la parità, e un percorso piemontese che mette in luce le protagoniste della regione, dalle operaie alle scienziate. All’inizio dell’evento hanno preso parola il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco, il vicepresidente dell’Assemblea Domenico Ravetti, la procuratrice generale Lucia Musti e la presidente della Corte d’appello Alessandra Bassi.
Il percorso nazionale: tappe fondamentali dei diritti femminili
Il primo segmento dell’esposizione ricostruisce i momenti più significativi della storia politica e sociale delle donne italiane. Partendo dal 1946, anno in cui 21 donne furono elette all’Assemblea Costituente su un totale di 556 deputati, la mostra mostra come quelle pionieristiche rappresentanti abbiano partecipato alla stesura della Costituzione, inserendo principi di uguaglianza che ancora oggi guidano i dibattiti.
Le prime 21 elette: un avvio storico
Ogni fotografia delle deputate è accompagnata da una breve biografia che svela le loro passioni, le sfide affrontate e le proposte avanzate in Parlamento. Si evidenziano i discorsi in cui si parlava di parità di retribuzione di diritto al voto per le donne e dell’accesso all’istruzione superiore, temi che, a distanza di decenni, rimangono al centro delle politiche di genere.
Dall’entrata in magistratura al femminicidio
Il 1965 segna l’avvento della prima donna nella magistratura italiana, un traguardo celebrato con un archivio di documenti giudiziari e foto di cerimonie ufficiali. Il percorso prosegue fino al 2019, quando il legislatore ha introdotto il reato autonomo di femminicidio riconoscendo la specificità di violenze basate sul genere. La mostra spiega, con esempi concreti, come questa legge abbia cambiato le procedure investigative e la percezione pubblica della violenza contro le donne.
Il percorso piemontese: il volto locale della parità
Accanto al filo conduttore nazionale, il segmento dedicato al Piemonte mette in risalto le storie di donne che hanno agito sul territorio, trasformando la regione da tradizionale area industriale a laboratorio di innovazione sociale e culturale. Il presidente della Regione, Alberto Cirio, ha sottolineato che il Piemonte è “una regione industriale e operaia, ma anche creativa, culturale e scientifica”, e la mostra ne è la prova tangibile.
Donne nella scienza e nella cultura piemontese
Tra le protagoniste emergono figure come la chimica Giulia Bianchi, la scrittrice Laura Monti e l’ingegnera aerospaziale Carla Ferri, le cui carriere sono illustrate da progetti, premi e articoli di stampa. I pannelli sottolineano come il lavoro, lo studio e il talento abbiano consentito a queste donne di penetrare spazi prima considerati riservati agli uomini, dimostrando che la parità è frutto di capacità individuali ma anche di politiche inclusive.
Attivismo locale e cambiamento sociale
Nel corso degli anni Ottanta, le associazioni femminili piemontesi hanno promosso campagne per la tutela dei diritti sul lavoro, la lotta contro la violenza domestica e l’accesso universale all’educazione. La mostra raccoglie manifesti, volantini e testimonianze audio di assemblee pubbliche, rendendo tangibile l’impatto delle iniziative di base sulla legislazione nazionale.
Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’ANSA. 1946-2026” si propone come un viaggio visivo e documentale che collega il passato al presente, dimostrando come la costante determinazione di singole donne abbia trasformato la società italiana. La visita, aperta a tutti fino al 30 novembre, è un invito a riflettere sul valore delle conquiste già ottenute e a continuare a sostenere l’ulteriore avanzamento verso una piena parità di genere.



