Nel primo giorno di ottobre i carabinieri di Torino hanno messo a segno l’operazione Asmodeo culminata nell’arresto di Bruno Antonio Malatesta 59 anni, che si autodefiniva “Maestro”. L’uomo è stato condotto al carcere Lorusso-Cutugno, dove ha ricevuto una misura cautelare di custodia. L’accaduto, denunciato dalle autorità giudiziarie, ha scosso la comunità della bassa Val di Susa, dove il soggetto gestiva un centro di yoga, meditazione e difesa personale, presentandosi come esperto di arti marziali indiane e di “bioenergia”.
Malatesta aveva costruito una vera e propria immagine online, pubblicando corsi su YouTube e promuovendo ritiri spirituali a Almese. Nei suoi video descriveva esperienze in monasteri himalayani e affermava di possedere poteri curativi in grado di guarire malattie oncologiche. Queste dichiarazioni hanno attirato persone vulnerabili, soprattutto donne e soggetti affetti da patologie gravi, che hanno iniziato a frequentare i suoi corsi aperti al pubblico.
Le accuse emerse dall’indagine
Secondo gli inquirenti, la setta pseudo-spirituale di Malatesta si basava su una rete di promesse ingannevoli: guarigioni miracolose, capacità di influenzare la salute dei membri e persino la possibilità di “interventi soprannaturali”. Tra le imputazioni più gravi figurano la riduzione in schiavitùmaltrattamenti in famigliaviolenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. Le indagini hanno inoltre individuato presunti abusi su minorenni, con vittime di 16-17 anni negli anni precedenti.
Presunte guarigioni e richieste economiche
Una delle testimonianze più inquietanti riguarda una donna affetta da sclerosi multipla, convinta dal “Maestro” a comprare cristalli protettivi per circa 10mila euro e un quadro dal valore dichiarato di 150mila euro, con la promessa di una completa guarigione. Un’altra vittima, separata, è stata spinta a spendere 40mila euro per un “quadro salvavita”, mentre il figlio di sette anni avrebbe dovuto subire un rituale di taglio al petto. Alcuni aderenti hanno inoltre ricevuto pensioni di invalidità false, simulando l’incapacità di camminare per incassare più di 80mila euro.
La vita nella comunità di Almese
Chi era entrato nei corsi veniva spesso invitato a trasferirsi in villette a schiera situate nella bassa Val di Susa, intestate a società riconducibili a Malatesta. Gli abitanti indossavano tuniche arancioni, si rasavano la testa e vivevano secondo rigidi voti di povertà. Alle donne è stato imposto anche il voto di castità, con l’eccezione del “Maestro”, definito “Prescelto”. Le norme erano sostenute da punizioni corporali, obbligo di dormire a terra e divieto di lavarsi per molti giorni. Le “monache” e le “ancelle” dovevano lavorare fino a dodici-tredici ore al giorno, senza retribuzione, in un clima di costante sorveglianza.
Procedimento giudiziario e appello delle forze dell’ordine
L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore di Torino Davide Pretti, è iniziata a seguito di denunce databili al 2017, ma è stata formalmente riaperta nel marzo 2024. Oggi Malatesta è custodito in carcere, in attesa di giudizio. Contestualmente, il tenente colonnello Diego Berlingieri, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Torino, ha lanciato un appello a chiunque si ritenga stato coinvolto nella rete: è possibile denunciare presso i comandi territoriali o le stazioni dei carabinieri. L’autorità sottolinea l’importanza di rivolgersi esclusivamente a professionisti sanitari qualificati, avvertendo dei rischi legati ai “santoni” che promettono cure non riconosciute.



