Nel corso delle prime ore del 1 ottobre la Procura di Torino, assistita dal Nucleo investigativo dei Carabinieri, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 59 anni. L’uomo è al centro di un’inchiesta che ha portato alla luce una presunta setta pseudo-spirituale operante nella Bassa Val di Susa, nella zona torinese.
Operazione “Asmodeo”: arresto e accusa del presunto capo
L’operazione, denominata Asmodeo in riferimento al demone biblico noto per la sua violenza, ha portato alla presa del 59enne, a cui sono contestati i reati di riduzione in schiavitùmaltrattamenti in famigliaviolenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. L’arresto è avvenuto presso la propria abitazione, dove la struttura era gestita come una comunità residenziale aperta a persone vulnerabili.
Il ruolo dei Carabinieri e della Procura
Gli inquirenti hanno evidenziato come le indagini, avviate a seguito di denunce di ex aderenti, abbiano permesso di documentare una rete di controllo e soggezione. Il Nucleo investigativo dei Carabinieri di Torino ha raccolto testimonianze e prove che indicano l’utilizzo di pratiche come yoga, meditazione e corsi di difesa personale per attrarre soggetti in difficoltà e introdurli nella comunità.
Come la comunità si è trasformata in una trappola
Secondo gli accertamenti, il presunto “guru” organizzava regolarmente lezioni di yoga e difesa personale presentandosi come guida spirituale. Chi mostrava segni di fragilità – per motivi economici, familiari o psicologici – veniva invitato a trasferirsi nella struttura, dove avrebbe ricevuto “ospitalità” e “supporto”. Una volta all’interno, le vittime sarebbero state soggette a un sistema di controllo che prevedeva violenze fisiche, umiliazioni psicologiche e abusi sessuali.
Tipologia di violenze denunciate
Le testimonianze raccolte indicano che gli abusi avvenivano sia in privato che in presenza di altri membri della comunità. Fra le accuse figurano percosse, privazione di libertà, costrizione al lavoro non retribuito e rapporti sessuali forzati, spesso giustificati da una presunta “purificazione spirituale”. Tali fatti hanno costituito la base per le accuse di violenza sessuale aggravata e riduzione in schiavitù.
Altri indagati e prossimi sviluppi
Oltre al 59enne arrestato, le indagini hanno individuato altri soggetti coinvolti nella gestione della comunità; al momento sono sotto inchiesta per possibili responsabilità collaterali. La Procura ha annunciato che il procedimento giudiziario definirà nel dettaglio i ruoli di ciascuno, mentre la Polizia giudiziaria continuerà a raccogliere prove per confermare l’entità dei danni subiti dalle vittime.
Il caso rappresenta un monito sulla facilità con cui gruppi mascherati da realtà spirituali possono sfruttare la vulnerabilità di individui in cerca di sostegno, trasformando percorsi di benessere in trappole di abuso e coercizione. La società civile e le istituzioni dovranno vigilare con maggiore attenzione su strutture simili, al fine di prevenire ulteriori episodi di questo genere.



