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Fermo in carcere per i tre imputati nel caso Colapietro a Torino

Il giudice di Torino mantiene il fermo per i tre coinvolti nell'omicidio di Fabio Colapietro, tra confessioni e misteri

Fermo in carcere per i tre imputati nel caso Colapietro a Torino

Il giudice per le indagini preliminari (GIP) di Torino ha pronunciato, il 26 settembre, una decisione che conferma il fermo in carcere per i tre individui legati al drammatico omicidio di Fabio Colapietro. I fermati sono Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, originario di Chivasso, la docente Nicole Formichetti, 47 anni, di Rieti, e la italo-filippina Keith “Sara” Butig, 22 anni. La sentenza è arrivata dopo una lunga fase di indagine, nella quale le autorità hanno raccolto testimonianze, prove materiali e le confessioni parziali dei protagonisti.

Decisione del GIP e motivazioni della custodia cautelare

Il GIP, Antonio Borretta, non ha ritenuto presente il pericolo di fuga e, Tuttavia, ha considerato gli indizi contro i tre imputati sufficienti per giustificare la custodia cautelare in carcere. Morando è accusato di omicidio e soppressione di cadavere mentre Formichetti e Butig rispondono di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. La decisione,

Ragioni alla base della decisione

Secondo le dichiarazioni emerse in udienza, il giudice ha ritenuto che le prove raccolte – inclusi i sacchi neri usati per occultare il corpo, le testimonianze sugli acquisti di materiali per smembramento e la riconferma dei fatti da parte di Morando – fossero abbastanza solide da non rischiare una fuga o un reiterato di reati. L’assenza di un reale pericolo di fuga non è bastata a liberare i tre, poiché la gravità del crimine richiede una misura preventiva più rigida.

Ricostruzione della notte fatale e della festa di tre giorni

Le indagini hanno ricostruito una serata che si è trasformata in un lungo periodo di consumo intensivo di droghe e superalcolici. Dal 20 al 22 settembre, i quattro protagonisti – Morando, Butig, Formichetti e la vittima Fabio Colapietro, 39 anni – si erano riuniti nell’appartamento di via Gulli 46, di proprietà della docente. Durante questi tre giorni e due notti, sono stati consumati cocktail di sostanze stupefacenti, creando uno stato di alterazione prolungato. Secondo la versione di Morando, la tensione è culminata quando Colapietro, al ritorno da un breve viaggio per procurare altra droga, avrebbe tentato di sottrarre del denaro, scatenando una lite violenta.

La lite, l’omicidio e il tentativo di occultamento

Nel susseguirsi della colluttazione, Morando ha affermato di aver reagito in maniera istintiva, afferrando il collo di Colapietro. La vittima è morta per strangolamento, ma il racconto indica che Morando non ricorda il momento preciso del contatto mortale. Dopo la morte, gli altri presenti avrebbero tentato per circa due ore di rianimare la vittima con massaggi cardiaci e respirazione bocca a bocca, senza successo. Decisi a nascondere il corpo, hanno acquistato sacchi neri, teli e cemento a presa rapida, pensando di gettare i resti in un fiume, piano di mai realizzato. Il corpo è stato poi smembrato e nascosto in sacchi neri, ritrovati la notte tra giovedì e venerdì nella periferia torinese, all’interno dell’alloggio di Formichetti.

Le testimonianze durante l’interrogatorio di garanzia

Durante l’interrogatorio di garanzia, Morando ha riconosciuto la propria responsabilità, dichiarando: “Sì, l’ho ucciso, ma involontariamente; non era programmato”. Il difensore, Wilmer Perga, ha sottolineato i ricordi confusi del 26enne e la mancanza di un piano premeditato. Formichetti, a sua volta, ha esercitato il diritto di non rispondere, senza però negare il coinvolgimento nella soppressione del cadavere. Keith Butig, la più giovane, ha ammesso di aver acquistato i sacchi neri, ma ha negato ogni partecipazione al omicidio o al smembramento.

Le dichiarazioni dei familiari e le reazioni

La madre di Morando ha precisato che è stato il figlio a chiamare il 112, non a sua volta, e ha chiesto di non essere coinvolta ulteriormente. L’intervento delle forze dell’ordine, costituito dall’unità del 112, ha permesso di individuare e sequestrare i sacchi neri con i resti del corpo. La vicenda ha suscitato scalpore nella periferia di Torino, dove il fiume vicino è stato teatro di una ricerca intensificata per individuare eventuali parti del cadavere. L’intera comunità è rimasta sotto shock per la violenza e la crudeltà del gesto.

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