Il mattino del 22 settembre 2026, a Torino, il giovane Nicolò Di Ciò, di sette anni, stava pedalando verso l’istituto Tommaseo accompagnato dal padre, titolare di una ciclofficina locale. Entrambi percorrevano la corsia ciclabile di Corso Regina Margherita una via centrale nota per i suoi controviali stretti e la presenza di parcheggi, dehors e fermate del tram. Il bambino indossava regolarmente il casco protettivo ma a pochi metri dall’incrocio con via Montebello fu colpito da una Fiat Punto. L’automobilista si fermò immediatamente, ma le ferite di Nicolò erano già estremamente gravi.
In pochi minuti sul luogo dell’incidente sono intervenuti i soccorsi del 118 dell’Azienda Zero; il piccolo è stato intubato e trasportato in codice rosso all’ospedale Regina Margherita. I medici hanno riscontrato fratture multiple e un trauma cranico serio, decisivo per l’esito fatale. Nonostante un intervento chirurgico urgente, il bambino è deceduto nel pomeriggio, lasciando un padre sotto shock e una cittadina in lutto.
L’incidente che ha scosso Torino
Le indagini, affidate alla Polizia Municipale, hanno sequestrato sia la bicicletta del bambino sia l’auto coinvolta, una utilitaria verde. Testimoni hanno riferito di aver sentito una brusca frenata prima dell’impatto, seguita dallo schianto della piccola bici sull’asfalto. La dinamica rimane oggetto di ricostruzione, ma la presenza di una segnaletica orizzontale che indica la ciclabile in un controviario tipicamente promettente di traffico misto evidenzia una problematicità strutturale.
Le critiche di Fiab ai controviali di Corso Regina Margherita
Massimo Tocci, presidente della FIAB Torino Bici & Dintorni ha denunciato la configurazione urbana che rende i controviali “trappole letali”. Secondo lui, la ciclabile è stata inserita tra due file di parcheggi, dehors di locali e fermate del tram, costringendo i ciclisti a condividere spazi ridotti con auto ormai più larghe (da 155 cm negli anni ’50 a oltre 183 cm oggi). Tocci sottolinea che, nonostante la velocità media delle auto in centro sia di soli 17 km/h a causa di code e semafori, la presenza di veicoli più ingombranti aumenta il rischio di collisioni.
Il contesto urbano di Corso Regina
Il controviario in questione – uno dei principali assi nord-ovest-sud-est della città – è stato progettato in parte durante il periodo Covid, con corsie ciclabili “frettolose” che spesso si interrompono a metà incrocio o costringono a zigzagare tra barriere. Tocci avverte che, per i ciclisti non esperti del territorio, quell’ambiente diventa estremamente pericoloso. La sua proposta è di chiudere il traffico privato nei tratti più critici, ma ammette che pochi amministratori siano disposti a farlo.
Cultura dell’auto e prospettive per la bicicletta a Torino
Torino conserva il primato nazionale di motorizzazione con 82 auto ogni 100 abitanti, un dato che la rende la città più dipendente dall’automobile tra i grandi centri italiani. In paesi “ciclabili” come l’Olanda, la bici ha la precedenza anche sulle linee di trasporto pubblico; a Torino, invece, persiste la percezione del ciclista come “disturbo”. Tocci sostiene che la diffusione di più biciclette costringerebbe gli automobilisti a moderare la velocità e a ridurre l’uso del cellulare, favorendo così una convivenza più sicura.
Il 23 settembre, la comunità di Vanchiglia ha organizzato una “ciclabile umana” intitolata “Basta morire in strada”, con cartelli commemorativi e una camminata collettiva per onorare la memoria di Nicolò. L’iniziativa, promossa dal comitato di zona, ha coinvolto residenti, scuole e associazioni, dimostrando che la città reagisce con solidarietà ma anche con la richiesta concreta di migliorare le infrastrutture ciclabili. La tragedia,



