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Mazzola richiama Torino per commemorare il padre del Grande Torino

Sandro Mazzola rivolge un appello a Torino per immortalare il padre Valentino Mazzola con una via o un ricordo permanente.

Mazzola richiama Torino per commemorare il padre del Grande Torino

Nel giorno in cui è venuto a mancare il grande Sandro Mazzola, l’ex capitano dell’Inter e figura di spicco della nazionale italiana, è riemersa un’intervista in cui il campione ricordava il legame indissolubile con il padre, Valentino Mazzola, capitano del leggendario Grande Torino. L’intervista, già pubblicata anni fa, è tornata al centro dell’attenzione perché Sandro ha espresso nuovamente la sua volontà: dedicare una via o uno spazio pubblico a Torino per la memoria di Valentino.

Una richiesta che nasce dal ricordo di Superga

Il 19 settembre 2026, in occasione del sessantesimo anniversario della tragedia di Superga, Sandro Mazzola ha ricordato come, a soli sei anni, la sua vita sia stata stravolta dal disastro aereo che portò via l’intera squadra del Torino. Valentino Mazzola non tornò mai a casa, lasciando un vuoto che il figlio ha colmato solo con i racconti degli amici, dei compagni di squadra e delle cronache dell’epoca. Mazzola ha spiegato che, fin da bambino, la figura del padre era presente nei ricordi più vividi: “entrai al Filadelfia con la maglia del Toro, mio padre mi stringeva la mano e il portiere Bacigalupo mi guardava con un sorriso”.

Il desiderio di una via dedicata

Nel 2025 Milano ha intitolato una via a Valentino Mazzola, un gesto che ha suscitato in Sandro grande commozione. “Sarebbe davvero bellissimo se anche Torino volesse fare lo stesso”, ha dichiarato il campione, sottolineando che il padre è sepolto al Cimitero Monumentale di Torino e che la città rimane il luogo più caro alla sua memoria. Il presente appello è rivolto alla sindaca Chiara Appendino, con la speranza che la cittadinanza possa riconoscere il sacrificio del Grande Torino con un segno tangibile.

Il percorso di vita di Sandro Mazzola tra Torino e Milano

Prima di diventare icona nerazzurra, Sandro Mazzola ha vissuto un’infanzia segnata dalla povertà e da piccole imprese illegali, come il traffico di sigarette nei vicoli della Brianza, per permettersi un pallone. Nonostante tutto, il giovane dimostrò presto un talento unico, tanto da essere avvicinato dalla dirigenza del Torino, ma la risposta fu silenziosa. “Il Torino non mi richiamò mai, ma la maglia la indossai comunque, in giochi di strada e nei ricreatori di quartiere” racconta.

All’età di 18 anni, libero di scegliere, Sandro optò per l’Inter, dove divenne pilastro della squadra, vincendo due scudetti, la Coppa dei Campioni del 1964 e il campionato europeo del 1968 con la nazionale. La sua carriera fu costellata di aneddoti curiosi: la proposta di Agnelli di offrire il doppio dello stipendio e una concessionaria, respinta per rispetto alla tradizione torinese del padre; la vicinanza con il presidente Ferruccio Novo, che lo accolse quasi come un figlio adottivo.

Il coinvolgimento dei tifosi e il futuro di una commemorazione

Il rapporto di Sandro con i tifosi del Torino è sempre stato emotivo e diretto. “Ho parlato con Urbano Cairo, presidente del Toro, proprio il giorno in cui Milano ha intitolato la via a papà”, afferma. Inoltre, la sua proposta è stata accolta da diversi gruppi di appassionati, che hanno lanciato una petizione online chiedendo alla giunta comunale di valutare la creazione di un piccolo spazio verde nella zona del Lingotto, dove il giovane giocava nei cortili. “Quella striscia di marciapiedi era il nostro regno; sarebbe bello trasformarla in un luogo di memoria per Valentino” conclude.

Con il settantesimo anniversario di Superga alle porte, la speranza è che la città di Torino possa rispondere positivamente a questo appello, restituendo al figlio di Valentino un segno di riconoscimento che superi i confini del tempo. Nel frattempo, la voce di Sandro Mazzola rimane viva, non solo per le sue imprese calcistiche, ma anche per il desiderio di onorare il padre che, pur tramite la tragedia, continua a ispirare generazioni di torinesi.

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