La Val di Susa è nuovamente al centro di tensioni tra manifestanti No Tav e forze dell’ordine. Sabato 15 agosto 2026, un gruppo di attivisti ha tentato di raggiungere i cantieri dell’alta velocità, ma è stato bloccato dalle forze dell’ordine. La situazione è stata gestita dalla questura di Torino, seguendo le indicazioni del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Blocco dei manifestanti e ordinanze prefettizie
Nei giorni precedenti, il prefetto di Torino Donato Cafagna aveva emesso ordinanze per vietare l’accesso ai sentieri e ai prati di Chiomonte e Giaglione diretti al cantiere. Era stato anche proibito il possesso di oggetti utilizzabili come mezzi contundenti, esplodenti o per mascherarsi, oltre al divieto di spostamento organizzato vicino ai cantieri Tav.
Nonostante queste misure, nella mattinata di sabato un gruppo di manifestanti si è radunato al campo sportivo di Giaglione per dirigersi verso il presidio dei Mulini. La presenza dei reparti mobili e del personale della Digos lungo i sentieri all’esterno del cantiere ha bloccato il passaggio. I partecipanti hanno quindi tentato di spostarsi verso la frazione Traduerivi di Susa, nei pressi dell’altro sito. L’intervento delle forze dell’ordine ha anticipato l’avvio della manifestazione anche in quella località.
Fermi di studenti francesi e dichiarazioni del sindacato di polizia
Otto studenti francesi, di età compresa tra i 19 e i 28 anni, sono stati fermati dalle forze dell’ordine in Francia il 23 luglio per il sospetto che volessero unirsi ai No Tav per attaccare il cantiere di Chiomonte in Valle di Susa. Gli otto, sei uomini e due donne, risultano sotto controllo giudiziario a piede libero, sebbene gli inquirenti avessero chiesto la custodia in carcere.
Il sindacato di polizia Fsp ha dichiarato che gli attacchi e le violenze non avvengono per fermare la nuova ferrovia Torino-Lione ma solo ed esclusivamente per attaccare lo Stato attraverso le forze dell’ordine. Secondo il segretario generale provinciale per Torino, Luca Pantanella, la Tav è solo una delle scuse di turno per distruggere tutto ciò che rappresenta lo Stato ed il capitale dei privati.
Il sindacato ha anche denunciato l’innalzamento del livello di scontro non più sostenibile con i mezzi attuali. Il 25 luglio in Valle di Susa ci sono stati oltre 130 feriti tra le forze dell’ordine. Il sindacato chiede alla magistratura di riconoscere la pericolosità sociale e l’associazione a delinquere volta alla rivolta contro lo Stato.
La gestione dell’ordine pubblico e le riflessioni sul movimento No Tav
La gestione dell’ordine pubblico durante il festival dell’Alta Felicità a Venaus ha sollevato diverse critiche. Le stazioni ferroviarie torinesi e i caselli dell’autostrada del Frejus sono stati trasformati in posti di blocco permanenti, ma senza evitare gli scontri. La zona intorno a Venaus è rimasta presidiata come un fortino, mentre le vie di accesso al cantiere della Maddalena sono state lasciate aperte, permettendo l’assalto al cantiere.
Questa strategia ha creato un clima di caccia alle streghe, schedando migliaia di persone e provocando una militarizzazione del territorio. La sempre più evidente irrealizzabilità della nuova linea Torino-Lione ha indebolito anche il fronte dei suoi fautori. Lo stallo dei lavori e la mancanza di fondi non lasciano dubbi e indeboliscono anche il fronte dei suoi fautori.
Il movimento No Tav è alla ricerca di una nuova strategia all’altezza della nuova situazione. Una parte del movimento tende a individuare come strumento per una visibilità altrimenti negata e base per un progetto politico alternativo e antagonista l’azione esemplare, lo scontro fisico con le forze dell’ordine. Tuttavia, questa scelta è considerata poco lungimirante per un’esigenza interna ai movimenti e per riuscire nel raggiungimento dell’obiettivo.



