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La procura di Torino chiede l’archiviazione per l’inchiesta sulla cooperativa Rear

La procura di Torino ha chiesto l'archiviazione nell'inchiesta che coinvolge Mauro Laus e altri per presunte irregolarità nella cooperativa Rear; la parola passa ora al giudice

La procura di Torino chiede l’archiviazione per l’inchiesta sulla cooperativa Rear

Il 26 maggio 2026 la notizia è stata resa pubblica: la procura di Torino ha formalmente chiesto l’archiviazione del procedimento che coinvolgeva l’onorevole Mauro Laus, l’assessore comunale Mimmo Carretta, la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo e altri soggetti legati alla cooperativa Rear. L’istanza è il frutto delle verifiche svolte dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento del sostituto procuratore Alessandro Aghemo, che hanno riguardato anni e flussi finanziari della cooperativa.

La decisione della procura non equivale a un proscioglimento automatico: il caso passerà al giudice per le indagini preliminari, che potrà accogliere la richiesta di archiviazione o decidere altri percorsi, come ulteriori accertamenti o l’imputazione coatta. Nel frattempo l’avvocato Maurizio Riverditi, difensore degli indagati, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, mentre dalla cooperativa Rear è arrivato un commento che definisce la richiesta come un «passaggio significativo» verso la chiusura del procedimento.

Le contestazioni al centro dell’indagine

Le ipotesi di reato iniziali erano principalmente due: infedeltà patrimoniale e malversazione di erogazioni pubbliche. Gli accertamenti hanno esaminato il periodo compreso tra il 2018 e il 2026, con particolare attenzione alle annualità più recenti. Tra le anomalie segnalate dagli investigatori figuravano accrediti di stipendi considerati non dovuti, l’uso di immobili della cooperativa per finalità private e l’utilizzo di fondi pubblici, incluso un finanziamento assistito da garanzia Sace per circa tre milioni di euro erogati nel contesto dell’emergenza Covid.

I punti più criticati dagli inquirenti

Nel dettaglio, gli investigatori hanno esaminato la destinazione di risorse e contratti: stipendi a persone che svolgevano incarichi istituzionali o che risultavano iscritti all’università, oltre a immobili della cooperativa ubicati a Roma, nel centro di Torino e a Riva del Garda, che secondo la procura sarebbero stati impiegati per scopi privati. Questi elementi costituiscono il nucleo dell’accusa, ma la loro concretezza sul piano penale è stata oggetto di valutazione critica nel corso delle indagini.

Perché la procura ha chiesto l’archiviazione

Secondo quanto emerso, la richiesta di chiusura del procedimento deriva da una valutazione complessiva delle prove raccolte e da contatti successivi tra indagati e inquirenti. Tra i fattori rilevanti è stato considerato anche il ritiro di una querela presentata in origine dal commissario della cooperativa, mossa che ha inciso sulla possibilità di contestare il reato di infedeltà patrimoniale. In assenza della querela, infatti, quel profilo di imputazione perde parte della sua forza giuridica.

Il ruolo della narrazione pubblica

Il caso, seguito con attenzione mediatica e politica, era stato descritto come un possibile sistema di potere costruito attorno a figure del Partito Democratico. Tuttavia, dall’analisi delle carte investigative era emersa la fragilità di alcune contestazioni: spesso le criticità apparivano più come riscontri di natura contestuale o amministrativa che come prova di reati penalmente rilevanti. Questo elemento ha contribuito alla richiesta di archiviazione formulata dalla procura.

Cosa succede adesso e implicazioni pratiche

La palla ora passa al giudice per le indagini preliminari, che dovrà decidere se accogliere la richiesta e dichiarare la chiusura definitiva del procedimento oppure disporre ulteriori accertamenti o l’imputazione coatta. Anche in caso di archiviazione, gli interessati non possono considerarsi automaticamente «assolti» sul piano politico o reputazionale: lo sviluppo dei fatti potrebbe comportare ricadute civili o amministrative, oltre al dibattito pubblico. La cooperativa Rear ha espresso fiducia nella conclusione favorevole del procedimento, sottolineando la presunta correttezza dell’operato dei suoi dirigenti.

Il percorso processuale che seguirà sarà determinante per trasformare la richiesta della procura in esito definitivo: fino alla decisione del giudice il fascicolo resta aperto e le parti coinvolte mantengono la possibilità di ricorrere o di presentare memorie. La vicenda ha mostrato come indagini con forti riverberi mediatici possano evolvere in maniera non lineare quando si passa dall’ipotesi investigativa alla prova giudiziaria.

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