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Pupazzo di stambecco donato al Consiglio regionale: la risposta del Piemonte alla proposta di caccia

Il presidente Alberto Cirio ha consegnato al Consiglio regionale un peluche di stambecco per celebrare l'esclusione della specie dalle norme che consentivano la caccia

Pupazzo di stambecco donato al Consiglio regionale: la risposta del Piemonte alla proposta di caccia

Il 26 maggio 2026 il presidente della Regione piemonte, Alberto Cirio, ha presentato al Consiglio regionale un peluche raffigurante lo stambecco, animale simbolo del Parco nazionale del Gran Paradiso. Il dono nasce come risposta pubblica al tentativo, inserito in un emendamento alla legge sulla caccia (la legge 157/92), di riclassificare la specie tra le specie cacciabili. Con il successivo intervento del governo e del ministro Francesco Lollobrigida la proposta è stata ritirata, mantenendo così lo stambecco sotto tutela. Il peluche rimarrà negli spazi del Consiglio come monito e simbolo di una battaglia regionale vinta.

Il gesto e il significato pubblico

La consegna del pupazzo, soprannominato da alcuni «Stamby», è avvenuta a Palazzo Lascaris e ha avuto un tono volutamente simbolico: il presidente Cirio ha voluto trasformare una vittoria normativa in un gesto visibile, consegnando l’oggetto al presidente del Consiglio regionale, Davide Nicco. Il pupazzo non è solo un oggetto di scena, ma una rappresentazione dell’impegno regionale per la tutela della fauna alpina: mantenere lo stambecco tra le specie protette è stato considerato essenziale per difendere un elemento identitario del Piemonte e del territorio del Gran Paradiso. Il peluche fungerà da promemoria tangibile dell’esito del dibattito.

La vicenda legislativa che ha acceso la protesta

La controversia è nata dall’inserimento, in un emendamento di revisione della normativa sulla caccia, della riclassificazione dello stambecco come potenzialmente cacciabile. L’ipotesi è stata avversata sia a livello regionale sia nazionale da esponenti politici, associazioni ambientaliste e cittadini preoccupati per la tutela di una specie simbolo. Di fronte alla mobilitazione, il governo ha deciso di intervenire: il ministro Francesco Lollobrigida ha disposto il dietrofront, escludendo nuovamente lo stambecco dalle specie autorizzate alla caccia e ristabilendo lo stato di protezione previsto dalle norme vigenti.

Intervento del governo e dinamica politica

Il ruolo del governo è stato determinante per evitare una modifica della legge che avrebbe avuto ripercussioni sull’intero arco alpino. Il ministro Lollobrigida, insieme alla maggioranza parlamentare, ha recepito le istanze delle istituzioni locali e ha annunciato la rimozione dello stambecco dall’elenco delle specie cacciabili. Questo passo ha permesso di neutralizzare il possibile effetto pratico dell’emendamento e di ribadire una linea di tutela condivisa, almeno sul punto specifico, tra esecutivo e amministrazioni regionali interessate.

La reazione piemontese e la coesione politica

In Piemonte la posizione contraria alla riclassificazione è stata espressa con fermezza: il presidente Cirio ha dichiarato di aver parlato direttamente con il ministro e ha ringraziato consiglieri di diversi gruppi per il sostegno ricevuto. Lo stambecco è stato definito «una figura sacra» per la regione, espressione non solo di biodiversità ma anche di identità culturale. La mobilitazione trasversale ha evidenziato come la tutela di alcune specie possa superare i confini partitici quando è percepita come patrimonio comune.

Perché la tutela dello stambecco è considerata fondamentale

La conservazione dello stambecco ha valenze multiple: dalla protezione degli habitat alpini alla preservazione del ruolo iconico che l’animale assume nella narrazione del territorio. Il Parco nazionale del Gran Paradiso, di cui lo stambecco è simbolo, rappresenta un ecosistema prezioso in cui la presenza della specie contribuisce all’equilibrio biologico e all’attrattiva naturalistica. Considerare lo stambecco come specie protetta significa promuovere politiche di conservazione, monitoraggio e valorizzazione sostenibile del paesaggio montano.

Un peluche come ricordo e come impegno

La scelta di conservare il peluche nello spazio istituzionale è stata motivata dallo stesso Cirio come forma di memoria politica e civile: il dono concretizza una vittoria normativa e serve a ricordare l’importanza del rispetto per gli animali nelle decisioni pubbliche. L’azione simbolica sottolinea inoltre che le battaglie ambientali possono tradursi in risultati concreti quando c’è mobilitazione territoriale e dialogo istituzionale. Lo stambecco resta protetto e il peluche rimarrà a Palazzo Lascaris come segnale della sensibilità collettiva attorno alla tutela della fauna alpina.

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