24 Maggio 2026 ☀ 30°

Funerali di Carlo Petrini a Pollenzo: la celebrazione laica del fondatore di Slow Food

A Pollenzo un saluto collettivo a Carlin Petrini: parole, applausi e l'invito a sostenere Orti in Africa e borse di studio

HERO · Torino

Il 24 maggio 2026 Pollenzo è diventata il luogo di un commiato pubblico per Carlo Petrini, il fondatore del movimento che ha trasformato il modo di pensare il cibo. Nel cortile dell’Agenzia e nei padiglioni dell’Università di Scienze Gastronomiche migliaia di persone hanno partecipato a una cerimonia che ha privilegiato la condivisione e il ricordo collettivo. Prima dell’evento era stata allestita una camera ardente nella cosiddetta Sala Rossa, dove amici, collaboratori e cittadini si sono fermati a rendere omaggio alla sua vita e al suo pensiero.

La cerimonia a Pollenzo

La commemorazione si è svolta all’aperto, nel quadrilatero verde dell’Agenzia, con sedie disposte intorno a un piccolo palco e la bara al centro, in un assetto che rilanciava il carattere laico dell’evento voluto dallo stesso Petrini. La città di Bra ha dichiarato il lutto cittadino, con bandiere a mezz’asta e la sospensione di alcune attività istituzionali durante la mattinata, segno dell’impatto locale di una figura che era diventata simbolo internazionale della cultura alimentare. Il tono scelto è stato sobrio: nessun rito ufficiale, ma tanti interventi personali e un lungo, sentito applauso collettivo.

Chi ha partecipato

Alla cerimonia hanno preso parte esponenti del mondo della cultura, dell’enogastronomia e delle istituzioni: figure come Oscar Farinetti, esponenti religiosi come Enzo Bianchi, leader civili come Don Luigi Ciotti, e rappresentanti di Slow Food internazionale tra cui Eddie Mukiibi, oltre a imprenditori e produttori del territorio. Studenti e docenti dell’Università di Scienze Gastronomiche sono stati tra i protagonisti emotivi della giornata, a testimonianza del legame tra l’istituzione e il fondatore. L’accesso è stato aperto a tutti, senza zone riservate, per rispettare la volontà di condivisione che contraddistinse la sua azione.

Parole e ricordi: un addio collettivo

I discorsi pronunciati hanno alternato aneddoti personali a riflessioni sul senso del suo impegno: per molti Petrini non era soltanto un attivista del cibo ma un punto di riferimento umano. Interventi commossi hanno evocato la sua capacità di unire la battaglia per la biodiversità con la ricerca del piacere e della dignità dei produttori. Commentatori, amici e vecchi compagni di strada hanno sottolineato come la sua pratica fosse insieme politica e affettiva, capace di trasformare il consumo quotidiano in un’occasione di conoscenza e responsabilità.

I messaggi istituzionali

Numerosi messaggi di cordoglio sono giunti da tutto il paese e dall’estero: tra questi le parole del Presidente della Repubblica e della Presidente del Consiglio, che hanno riconosciuto il valore culturale e innovativo del suo lavoro. Sul palcoscenico simbolico dell’Università è stata letta la risposta commossa dei paesi dove Slow Food ha piantato radici, e le parole di leader africani hanno ricordato il rapporto personale e operativo che Petrini aveva costruito con quelle comunità.

L’eredità concreta: progetti e iniziative

La famiglia e la comunità di Slow Food hanno invitato chi vuole onorare la memoria a sostenere due iniziative che erano nel cuore di Petrini: il progetto Orti in Africa e le borse di studio per studenti africani dell’Università di Scienze Gastronomiche. Questi impegni sono stati presentati non solo come destinazione delle offerte raccolte, ma come strumenti per continuare la sua missione di valorizzazione della diversità agricola e della formazione: l’obiettivo è promuovere la realizzazione di orti sostenibili nelle scuole e nei villaggi e formare leader locali capaci di difendere la propria terra.

Un invito ad agire

Chi ha preso la parola ha ricordato che la commemorazione non deve esaurirsi nella nostalgia: l’esortazione è a tradurre il ricordo in pratica, sostenendo progetti che trasmettono competenze e autonomia. Per Petrini la lotta per un cibo buono, pulito e giusto significava costruire relazioni durature tra produttori, consumatori e territori; oggi chi lo ha ascoltato pubblicamente ha chiesto di mantenere viva quella rete attraverso azioni concrete e solidali.

La giornata si è chiusa in un’atmosfera di grande partecipazione: applausi lunghi, silenzi rispettosi e piccole conversazioni tra chi voleva ancora condividere un ricordo. La scelta di una cerimonia pubblica, semplice e inclusiva ha reso evidente come l’eredità di Carlo Petrini non sia solo simbolica, ma viva nei gesti quotidiani di chi coltiva, insegna e mangia con consapevolezza.

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