15 Giugno 2026 🌤 30°

Il city brand di Torino divide: analisi del nuovo logo e delle reazioni

Il nuovo city brand di Torino, realizzato dall'agenzia Leftloft, sta dividendo la città. Scopri perché il marchio 'torino:' sta suscitando così tante discussioni.

Il city brand di Torino divide: analisi del nuovo logo e delle reazioni

Torino si trova al centro di un acceso dibattito riguardo al suo nuovo city brand. Il marchio, ideato dall’agenzia milanese Leftloft, ha scelto una rappresentazione essenziale: “torino:”, in minuscolo e seguito da due punti. Questa scelta grafica, che mira a lasciare spazio a interpretazioni aperte, ha suscitato reazioni contrastanti tra politici e cittadini.

Il progetto, presentato durante il Salone del Libro di Torino e ufficializzato nella Sala Orologio del Comune, ha l’obiettivo di raccontare l’identità della città in modo sobrio ed essenziale. Tuttavia, la semplicità del marchio ha portato a critiche da parte delle opposizioni, che lo considerano troppo sottotono e incapace di rappresentare adeguatamente Torino.

Le critiche politiche e i costi del progetto

In Consiglio comunale, l’assessore ai Grandi Eventi Mimmo Carretta ha illustrato i dettagli del progetto, rispondendo alle interpellanze presentate da Ferrante De Benedictis di Fratelli d’Italia e Andrea Russi del Movimento 5 Stelle. Il contratto triennale con Leftloft vale 280.000 euro, con un ulteriore investimento di 432.000 euro previsto tra il 2026 e il 2027 per lo sviluppo del brand e delle strategie di comunicazione. Il costo complessivo del progetto, dal 2026 al 2027, è stimato in circa 465.000 euro, oltre all’Iva.

De Benedictis ha espresso perplessità riguardo all’uso delle risorse pubbliche, definendo il logo vacuo e incapace di competere con altre grandi città italiane. Russi, invece, ha sintetizzato le sue critiche con una battuta: «Per un’amministrazione l’attenzione non può essere un punto di arrivo. Torino e poi?».

Le reazioni dei cittadini e le campagne di affissioni

La campagna di affissioni che accompagna il nuovo brand ha suscitato ulteriori polemiche. I manifesti, dedicati ai quartieri e ai loro abitanti, presentano figure come Roberto Arnaudo, direttore della Casa di Quartiere di San Salvario, e Kenza, educatrice del Circolo Banfo in Barriera di Milano. Tuttavia, molti cittadini hanno espresso stupore e perplessità riguardo all’investimento di 280.000 euro per un marchio così essenziale.

In particolare, i residenti di Barriera di Milano, un quartiere fragile e spesso percepito come insicuro, hanno espresso preoccupazioni più concrete rispetto al nuovo brand. Matteo Pistillo, un 55enne del quartiere, ha commentato: «Si potrebbe sviluppare in meglio sia in sicurezza che servizi». Luigina, un’ex insegnante, ha raccontato episodi di insicurezza, come una sparatoria in cui per poco non è rimasto coinvolto suo figlio.

Nonostante le critiche, ci sono anche voci positive. Stefania Di Ceglie, insegnante salentina, ha definito Barriera una scuola multietnicamentre Luisa, una torinese acquisita, ha dichiarato: «Non vivrei in nessun altro posto». Tuttavia, molti residenti hanno ammesso di non aver notato i manifesti del nuovo brand, segno che le preoccupazioni quotidiane, come sicurezza e trasporti, rimangono prioritarie.

Il dibattito sul nuovo city brand di Torino continua, riflettendo le diverse percezioni e aspettative dei cittadini riguardo alla promozione e all’identità della loro città.

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