Il Torino Film Festival si prepara ad accogliere la sua 44ª edizione, in programma dal 24 novembre al 2 dicembre 2026. Tra le novità più attese, la nomina della regista e sceneggiatrice Francesca Archibugi a presidente della giuria della sezione Lungometraggi. La scelta sottolinea l’impegno del festival nel valorizzare voci autorevoli e nella promozione di un cinema che sappia coniugare profondità emotiva e rigore narrativo.
Il ruolo di presidente della giuria non è puramente cerimoniale: Archibugi avrà il compito di valutare le opere in concorso, guidare le discussioni dei membri della giuria e, soprattutto, riconoscere i talenti emergenti che rappresentano il futuro del cinema italiano e internazionale.
Francesca Archibugi alla guida della giuria dei lungometraggi
Il direttore artistico del festival, Giulio Base, ha più volte espresso ammirazione per la capacità di Archibugi di osservare la società con intelligenza e sensibilità. In una dichiarazione, Base ha sottolineato che la regista è stata una delle poche donne a emergere dietro la macchina da presa negli anni ’80 e che continua a sostenere con generosità le colleghe emergenti. La sua esperienza di oltre tre decenni di regia e sceneggiatura la rende una figura ideale per individuare progetti che uniscano originalità e solidità narrativa.
Il percorso artistico di Francesca Archibugi
Il debutto di Archibugi al cinema avviene nel 1988 con il film “Mignon” una storia che mette in luce le dinamiche familiari con un tono delicato ma incisivo. Da allora la sua filmografia si è arricchita di titoli diventati punti di riferimento: “Verso sera” (1990), “Il grande cocomero” (1993), “Con gli occhi chiusi” (1994) e “L’albero delle pere” (1998). Ogni opera esplora i legami intergenerazionali alternando momenti di commedia a toni più drammatici sempre con una firma stilistica riconoscibile.
Premi e riconoscimenti
Il percorso di Archibugi è stato costellato da numerosi premi: tre David di Donatello quattro Nastri d’argento un Globo d’oro e il Premio Flaiano. Tra le opere più recenti, “Il colibrì” (2022) e “Illusione” (2025) hanno nuovamente confermato la sua capacità di trattare temi contemporanei con una prospettiva intimista.
Il Torino Film Festival 2026: contesto e organizzazione
Il festival, curato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino beneficia del sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Piemonte e della Fondazione Compagnia di San Paolo. L’evento si configura come una piattaforma di incontro per registi, attori e produttori provenienti da tutto il mondo, mettendo in scena una programmazione che spazia dal cinema d’autore alle nuove tecnologie audiovisive.
Nel corso di questa edizione, la sezione Lungometraggi presenterà una selezione di film lunghi provenienti da diversi continenti, con una particolare attenzione alle opere che scandagliano tematiche sociali attuali. La presenza di Archibugi al timone della giuria promette un approccio critico attento alle sfumature emotive e alla capacità di raccontare storie che riflettano la complessità della vita quotidiana.
Oltre alle proiezioni, il festival organizzerà incontri, workshop e tavole rotonde con protagonisti del settore. Archibugi, infatti, ha già collaborato in passato con la Film Commission Torino Piemonte durante la realizzazione della serie televisiva “Romanzo famigliare” (2017-2018) e del documentario “Parole povere” (2013). Il suo legame con la città di Torino si estende anche a iniziative culturali come il Torino Jazz Festival dimostrando una costante curiosità verso le arti in tutte le loro forme.
Il suo occhio attento alla familia alla giovani generazione e alle contraddizioni della società contemporanea offrirà al pubblico e ai professionisti del cinema una valutazione di alto livello, contribuendo a far brillare nuove voci nel panorama cinematografico internazionale.



