8 Giugno 2026 🌤 24°

Protesta a Torino contro la vendita degli immobili Rai: cultura e identità in gioco

Torino si mobilita per salvare i palazzi storici della Rai, tra cui il Palazzo della Radio e l'ex teatro Scribe. Una protesta per difendere cultura, identità e lavoro.

Protesta a Torino contro la vendita degli immobili Rai: cultura e identità in gioco

Torino si è svegliata con un grido di protesta il 5 giugno 2026. Non è un grido qualsiasi, ma un appello accorato per salvare tre palazzi storici della Raiil Palazzo della Radio in via Verdi 31, l’ex teatro Scribe e l’ex Centro di produzione di corso Giambone. Questi edifici, simboli di una storia che affonda le radici nella nascita stessa del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, sono al centro di un piano di dismissione che ha scatenato la reazione di lavoratori, sindacati e personalità della cultura.

Una protesta per salvare la memoria

Il presidio di protesta, tenutosi davanti al Palazzo della Radio, ha visto la partecipazione di Luciana LittizzettoBruno Gambarotta e molti altri. “La Rai di Torino non si vende, si rilancia“, recita lo slogan che ha accompagnato la manifestazione. I lavoratori, insieme ai sindacati SLC Cgil PiemonteFISTeL Cisl Piemonte e UILFPC Piemontehanno espresso preoccupazione per un piano che sembra mirato solo a fare cassa, senza un progetto concreto per il futuro.

Mettere in vendita lo storico Palazzo della Radio senza investimenti sul territorio è una scelta contro i lavoratori e contro la città“, hanno dichiarato i lavoratori. La vendita degli immobili, che potrebbe fruttare circa 12 milioni di euro, non ha ancora trovato acquirenti, ma il timore è che questi luoghi carichi di storia possano essere cancellati.

Le voci della protesta

Tra i partecipanti alla protesta, anche Massimo Gramelliniche ha inviato un videomessaggio: “Possono provare a togliermi la voce, ma non le parole. La Rai è nata a Torino e a Torino non può morire. Viva la Rai di Torino, viva“. Le parole di Gramellini riassumono il sentimento di una città che non vuole perdere un pezzo della sua identità.

Daniele Machedasegretario dell’Usigraiha sottolineato l’importanza storica e culturale di questi luoghi: “Queste dismissioni presuppongono si parli di edifici con dentro solo ragnatele, ma non è così. Qui dentro c’è la storia, il presente e il futuro della Rai“.

Le firme per salvare la Rai di Torino

In poco meno di un’ora, sono state raccolte oltre 150 firme per evitare la dismissione degli immobili. L’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai ha accompagnato la protesta con le note di Haydn e Mozart, creando un’atmosfera di grande emozione. La petizione, che sarà presto disponibile online su, permetterà a tutti i cittadini di unirsi alla lotta per salvare questi luoghi simbolo.

Le istituzioni e la politica

Non solo i lavoratori e le personalità della cultura hanno preso posizione. Anche le istituzioni e la politica hanno espresso preoccupazione. Nadia Conticellipresidente regionale del Partito Democraticoha dichiarato: “Qualcuno ci deve dire se si intende dismettere l’anima del Servizio Pubblico e dobbiamo capire se gli italiani sono d’accordo. Chiediamo un investimento progettuale di medio-lungo periodo“.

Anche il Movimento Cinque Stelle ha espresso solidarietà. La senatrice Elisa Pirro ha parlato di un “piano di smantellamento generale del Servizio Pubblico nel nostro Paese“. La capogruppo del M5s in consiglio regionale, Sarah Disabatoha sollecitato una commissione congiunta Comune-Regione per chiedere l’audizione dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi.

La protesta di Torino non è solo una questione di immobili, ma di culturaidentità e lavoro. Una città che non vuole perdere un pezzo della sua storia e che lotta per un futuro migliore.

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