Il 30 agosto 2023 una locomotiva ha travolto quattro operai della manutenzione ferroviaria a Brandizzo uccidendo Kevin Laganà (22 anni), Michael Zanera (34), Giuseppe Sorvillo (43) e Giuseppe Aversa (49). I sopravvissuti, Antonio Massa e Andrea Girardin Gibin, hanno riportato ferite gravi e hanno dovuto testimoniare per gli inchieste successive. L’incidente ha scosso l’intero comparto trasporti, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei cantieri ferroviari e sull’organizzazione delle società coinvolte.
Trent’anni dopo, esattamente il 30 settembre 2026, la Corte di Ivrea apre la udienza preliminare che dovrà valutare le responsabilità di 24 persone nell’ambito di quello che è stato definito uno dei più gravi incidenti ferroviari degli ultimi tempi. La procura locale, guidata dalle sostituite procuratrici Valentina Bossi e Giulia Nicodemi con la procuratrice Gabriella Viglione, ha convocato gli imputati per stabilire se vi siano elementi sufficienti per un processo vero e proprio.
Indagine e imputati: i 24 soggetti sotto accusa
Tra i 24 indagati figurano le società RFISigiger e Clf oltre a diciannove persone fisiche legate sia alla gestione operativa del tratto ferroviario sia alla direzione aziendale. Oltre ai due sopravvissuti, la procura ha esaminato la condotta di dirigenti e responsabili di sicurezza, mirando a ricostruire la dinamica che ha portato al disastro. Sono stati citati per gli approfondimenti anche l’ex amministratore delegato di RFI, ora al servizio di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio, e la sua predecessora alla guida di RFI, Vera Fiorani.
Le figure aziendali di RFI e Trenitalia
Gianpiero Strisciuglio, nominato recentemente responsabile della sicurezza operativa di Trenitalia era al vertice di RFI al momento dell’incidente. La sua gestione è stata oggetto di numerosi accertamenti, soprattutto per le decisioni relative alla programmazione dei lavori di manutenzione e alle procedure di segnalamento. Vera Fiorani, che ha preceduto Strisciuglio, è stata interrogata sui protocolli di autorizzazione dei cantieri e sulle verifiche di conformità alle norme di sicurezza nazionale. Entrambe le figure rappresentano il nodo centrale tra le direttive strategiche aziendali e le operazioni sul campo.
Revisione delle imputazioni: dal dolo eventuale al colposo
All’inizio delle indagini, i magistrati avevano ipotizzato il reato più grave: omicidio volontario con dolo eventuale. Tuttavia, con l’avanzare delle ricostruzioni tecniche e delle testimonianze, il pubblico ministero ha modificato l’accusa, concentrandosi ora su omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario colposo. La differenza sostanziale consiste nel passaggio da una volontà implicita di causare la morte a una negligenza grave, ma non intenzionale, nella gestione degli standard di sicurezza.
Possibili conseguenze penali e impatto sul settore ferroviario
Se il giudice riterrà esistenti gli elementi probatori, gli imputati potrebbero affrontare pene che vanno dalla reclusione a medio-lungo termine, specialmente per i responsabili di alto livello. L’esito del procedimento avrà ripercussioni significative sulla cultura della sicurezza nelle ferrovie italiane, potendo innescare revisioni dei protocolli operativi, un rafforzamento dei controlli interni e una più stringente vigilanza da parte delle autorità di settore. Inoltre, le aziende coinvolte rischiano sanzioni amministrative e danni reputazionali che potrebbero influire sulla fiducia dei cittadini nei servizi ferroviari.
L’udienza preliminare di oggi segna Il giudice, dopo aver ascoltato le parti, deciderà se procedere con il rinvio a giudizio o se, al contrario, archiviare alcuni dei soggetti indagati. Gli occhi dell’opinione pubblica restano puntati su Ivrea, in attesa di una risposta che possa, almeno in parte, dare giustizia alle vittime e indicare la via per una maggiore sicurezza sui binari.



