Negli ultimi due anni la divisione International Banks di Intesa Sanpaolo ha promosso un programma di minibond che oggi si avvicina al traguardo dei 150 milioni di euro nell’area dell’Europa centro-orientale. L’iniziativa è partita nel giugno 2026 con la prima emissione in Croazia tramite Privredna Banka Zagreb (PBZ) e da allora è stata replicata in più Paesi con l’intento di offrire alle Pmi nuove fonti di capitale e strumenti per affrontare piani di crescita, innovazione e sostenibilità.
Il progetto ha un duplice scopo: da un lato fornire alle imprese risorse dirette per investimenti e progetti di efficienza; dall’altro accompagnarle verso una maggiore presenza sui mercati dei capitali. In termini numerici la mappa delle emissioni comprende la Croazia, la Slovenia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Serbia, con operazioni specifiche e importi aggregati che hanno dato slancio a settori che vanno dai trasporti al turismo fino alle energie rinnovabili.
L’esperienza croata: il primo banco di prova
La Croazia ha rappresentato il laboratorio iniziale del programma: sono state collocate circa 15 emissioni che hanno canalizzato nell’economia locale poco più di 81 milioni di euro. I settori coinvolti spaziano dai trasporti alla vendita al dettaglio di abbigliamento, dall’agricoltura alle energie rinnovabili, passando per il turismo, i servizi ambientali, la produzione di birra e l’intermediazione finanziaria. Questo mix settoriale dimostra come il minibond possa essere adattato a realtà produttive molto diverse, offrendo liquidità per investimenti e progetti di transizione tecnologica e ambientale.
Esempi pratici in Croazia
Tra i casi citati figura l’emissione di Viator, una società di autonoleggio fondata a Spalato che nel settembre 2026 ha collocato un minibond da 10 milioni per sostenere la crescita commerciale. Un altro esempio recente è quello di Rudan, che nell’aprile di quest’anno ha effettuato un’emissione da 10 milioni destinata a progetti di efficienza energetica. Questi casi illustrano come le imprese possano usare il minibond per finalità concrete e misurabili, oltre che per diversificare le proprie fonti di finanziamento.
Estensione geografica: Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia
Dopo la fase iniziale in Croazia, l’iniziativa si è spostata oltre confine. Nel luglio 2026 Intesa Sanpaolo Bank Slovenia ha lanciato il primo minibond nel Paese, un’operazione da 10 milioni stipulata con Incom, azienda del settore alimentare nota per i suoi gelati premium. Parallelamente, in Repubblica Ceca e Slovacchia la banca locale VÚB Bank ha completato tre emissioni per un totale di circa 12,5 milioni, a conferma dell’interesse anche nei mercati dell’Europa centro-orientale più orientali.
Impatto sulle imprese locali
Queste operazioni hanno permesso ad aziende di medie dimensioni di pianificare investimenti, stringere partnership internazionali e valutare ipotesi di quotazione futura. Il minibond, inteso come strumento di debito societario, offre flessibilità rispetto a canali bancari tradizionali e può essere modellato sulle esigenze aziendali, contribuendo a creare un ecosistema finanziario più maturo e diversificato.
La spinta della Serbia e le finalità strategiche
In Serbia la svolta è arrivata grazie a Banca Intesa Belgrado, che in pochi mesi ha promosso operazioni per un totale vicino ai 33 milioni di euro. Le emissioni hanno riguardato imprese attive nell’oftalmologia, nella produzione alimentare, nel commercio al dettaglio e nel turismo, incluse iniziative per grandi complessi alberghieri come Fruške Terme. Anche in Serbia sono emerse emissioni mirate a sostenere l’espansione della rete commerciale e a finanziare progetti di ammodernamento, dimostrando la versatilità del minibond come leva di sviluppo locale.
Secondo gli operatori coinvolti ogni emissione è vista come un contributo a un’economia più dynamica, competitiva e sostenibile, perché oltre a fornire capitali per gli obiettivi immediati aiuta le imprese a strutturarsi per passi successivi come l’ingresso in Borsa o operazioni di M&A. Il lavoro della divisione International Banks, sotto la guida di Paola Papanicolaou e con il supporto di figure come Giuseppe Ferraro nelle prime emissioni, evidenzia l’intento di promuovere strumenti finanziari innovativi per le Pmi dell’area.
In sintesi, il percorso intrapreso da Intesa Sanpaolo nell’Europa centro-orientale dimostra che il minibond può diventare un elemento stabile dell’ecosistema di finanziamento delle imprese: non solo un canale per raccogliere capitali, ma anche un veicolo per accompagnare le aziende verso una maggiore internazionalizzazione e sostenibilità. L’esperienza accumulata in Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Serbia offre materiali concreti per replicare e ampliare il modello in altre realtà regionali.