24 Maggio 2026 ☀ 30°

Fiat e URSS, come nacque AutoVAZ: da Torino a Togliatti

Una mostra racconta l'intesa tra Fiat e URSS del 4 maggio 1966 attraverso archivi, fotografie e interviste che collegano Torino e Togliatti

Fiat e URSS, come nacque AutoVAZ: da Torino a Togliatti

La vicenda che portò la Fiat a progettare e costruire uno stabilimento automobilistico in Unione Sovietica è raccontata oggi attraverso una mostra che unisce documenti d’archivio e testimonianze dirette. L’evento, curato da Claudio Giunta, Giovanna Silva e Maurizio Torchio, offre uno sguardo composito sul progetto che ha segnato un capitolo importante della storia industriale europea.

Al centro della narrazione c’è l’intesa firmata il 4 maggio 1966, un atto che diede avvio alla realizzazione dell’AutoVAZ a Togliatti. La mostra, ospitata al Centro Storico Fiat dal 22 maggio al 4 ottobre 2026, mette in luce non solo l’accordo politico e tecnico ma anche le conseguenze sociali e urbane che seguirono quel patto internazionale.

Un accordo fra diplomazia e industria

Quel protocollo firmato nel 1966 fu più di un semplice contratto commerciale: rappresentò un esempio di diplomazia parallela durante la Guerra fredda, dove la cooperazione tecnica incrociò interessi geopolitici. A Torino, su un tavolo d’epoca oggi esposto nel museo, Vittorio Valletta siglò il documento che pochi mesi dopo venne perfezionato a Mosca insieme a figure come Gianni Agnelli, Piero Savoretti e Riccardo Chivino. L’intesa coinvolse personalità internazionali di primo piano — da Aleksej Kosygin a Nikolaij Tarasov — e attirò l’attenzione di leader come Nikita Chruščëv, John F. Kennedy e il segretario alla Difesa Robert McNamara.

La firma e i protagonisti

La cronaca del momento è ricostruita attraverso telegrammi, lettere e relazioni tecniche conservate negli archivi del Centro Storico Fiat. Questi materiali documentano come la Fiat si impegnò a trasferire know-how e modelli organizzativi, mentre la parte sovietica assicurò risorse, sito e manodopera. La combinazione di risorse e competenze rese possibile la costruzione rapida di un impianto destinato a una produzione di massa, trasformando il progetto in un simbolo di industrializzazione pianificata.

Costruire AutoVAZ: ingegneria, velocità, persone

La realizzazione dello stabilimento fu un’impresa tecnica e organizzativa imponente: migliaia di lavoratori, tecnici e dirigenti italiani e sovietici cooperarono per erigere una fabbrica-città capace di produrre su larga scala. Il modello produttivo si basò sul trasferimento di competenze, dalla progettazione degli impianti alla formazione degli operai, e sulla rapida adattabilità delle linee. Ne nacque la celebre vettura derivata dalla Fiat 124, che divenne l’icona della mobilità popolare sovietica con il marchio Lada.

Il lavoro quotidiano e la macchina del sapere

Non fu soltanto tecnologia: la costruzione dell’AutoVAZ significò anche scambi umani e culturali. La mostra documenta come si svolsero i cantieri, le difficoltà logistiche e la formazione professionale, riportando in primo piano il contributo delle maestranze. Il risultato fu la creazione di una catena produttiva che contribuì a cambiare il tessuto sociale di intere comunità, sia a Torino sia sulle sponde del Volga.

Archivi, immagini e ritorni sul territorio

Il percorso espositivo si fonda su un ricco patrimonio documentale: fotografie d’epoca, telegrammi, relazioni tecniche e il tavolo della firma costituiscono il nucleo della mostra. A questo materiale si unisce la rielaborazione visiva di Giovanna Silva, che nel 2019 tornò a Togliatti insieme a Claudio Giunta per fotografare gli edifici e intervistare ex operai e dirigenti. Queste testimonianze orali, affiancate alle immagini contemporanee, restituiscono il volto attuale della città e ciò che è rimasto dell’utopia industriale.

Torino e Togliatti, legami duraturi

La relazione tra le due città non si esaurisce con il completamento dello stabilimento: per decenni Torino e Togliatti hanno condiviso professionalità, modelli organizzativi e percorsi di migrazione professionale. La mostra indica chiaramente come quell’operazione abbia segnato la storia della Fiat e la mappa industriale europea, evidenziando al contempo le contraddizioni e gli esiti di una collaborazione senza precedenti.

Visitare l’esposizione significa dunque percorrere una storia multilivello, dove l’archivio incontra la memoria e la fotografia contemporanea trasforma i documenti in narrazione pubblica. La mostra al Centro Storico Fiat rimette in discussione l’idea di confine tecnologico e politico, mostrando come un progetto industriale possa diventare anche un ponte tra culture e modelli economici diversi.

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