Il procedimento penale che vede coinvolto Paolo Radosta, oggi sindaco di Brondello, riunisce elementi di ordine giudiziario e politico che hanno attirato l’attenzione locale. L’ipotesi dell’accusa è che, quando era direttore degli uffici postali di Pagno e Brondello, Radosta abbia sottratto 540 euro dal denaro destinato all’ATM e li abbia rimpiazzati con banconote contraffatte: fatti riferiti al 2 ottobre 2026, giorno del pagamento delle pensioni.
La ricostruzione dell’accusa
Secondo il Pubblico Ministero Pier Attilio Stea, la sequenza dei fatti inizierebbe con il ritiro di banconote sospette da parte del direttore dell’ufficio postale: le banconote sarebbero state inserite nel postamat nei giorni successivi, e il sistema automatico avrebbe rilevato anomalie, scatenando controlli. Per l’accusa l’elemento centrale è la sostituzione del denaro autentico con pezzi falsi e l’assenza di un verbale al momento della raccolta delle banconote contestate, circostanza che costituirebbe la prova di una condotta consapevole.
Segnalazioni e verifiche sul territorio
Nei giorni successivi all’episodio diversi commercianti del paese notarono una maggiore circolazione di banconote sospette; alcuni clienti, dopo che i loro tagli si erano rivelati non accettabili in negozio, tornarono in ufficio postale per chiedere spiegazioni. Gli elementi raccolti dallo stesso sistema dell’ATM e le denunce dei commercianti hanno innescato gli accertamenti che hanno poi portato all’apertura dell’indagine formale.
La difesa e le versioni alternative
L’avvocato Ferruccio Calamari, del foro di Asti, contesta la ricostruzione accusatoria sottolineando che il suo assistito avrebbe agito in buona fede e senza strumenti adeguati per verificare immediatamente la genuinità delle banconote. La linea difensiva presenta il ritiro delle banconote come un’azione amministrativa priva di dolo, una gestione che secondo la difesa può avere rilevanza solo sotto il profilo disciplinare o organizzativo interno e non penale.
Argomentazioni della difesa
Calamari ha definito l’episodio «un fatto di modestissima rilevanza» e frutto probabilmente di un equivoco, sottolineando l’assenza di elementi che dimostrino una condotta intenzionalmente fraudolenta. La difesa ricorda inoltre che le note false non sarebbero state messe in circolazione dagli sportelli grazie al blocco del sistema automatico, un dettaglio che secondo il legale attenuerebbe la portata delle accuse.
Il quadro istituzionale e politico
La vicenda non è priva di ricadute politiche: Radosta si è dimesso da Poste Italiane nel giugno 2026, poco dopo la sua elezione a sindaco di Brondello con una lista vicina al movimento Nazione Futura. Il percorso politico dell’imputato è stato variegato, con precedenti esperienze in Fratelli d’Italia, una candidatura a livello locale e un passaggio politico nazionale con Italexit nel 2026. Dal marzo 2026 ricopre inoltre la carica di vicepresidente dell’Unione Montana dei Comuni del Monviso.
Poste Italiane e le scelte processuali
A presentare la denuncia è stata la stessa Poste Italiane, che però al momento non si è costituita parte civile nel processo. L’azienda, pur non rilasciando dichiarazioni ufficiali sul caso, ha fatto sapere che valuterà eventuali iniziative al termine del procedimento giudiziario.
Lo stato del procedimento e le tappe future
Il processo, iscritto al tribunale di Cuneo e affidato al collegio presieduto dalla giudice Elisabetta Meinardi, è cominciato con l’udienza preliminare e riprenderà con l’istruttoria: la prossima fase in aula è fissata per il marzo 2027, quando saranno ascoltati i testimoni indicati dalla Procura. Sarà quella l’occasione in cui accusa e difesa potranno confrontare versioni e prove per chiarire se dietro l’episodio vi sia stata una condotta dolosa oppure una gestione superficiale o disorganizzata.
Il caso rimane sotto osservazione non solo per gli aspetti giuridici ma anche per l’impatto che potrà avere sulla credibilità amministrativa locale: la convergenza di elementi tecnici, dichiarazioni dei commercianti e dichiarazioni testimoniali sarà determinante per il prosieguo del procedimento. Fino a sentenza definitiva, la distinzione tra illecito penale e criticità organizzative rimane al centro del confronto processuale.