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Derby Torino‑Juve: la disputa sulle sciarpe e la parola della Questura

Il divieto annunciato dal Torino contro sciarpe e maglie bianconere ha acceso il prederby: il club bianconero ha espresso perplessità e la Questura ha poi chiarito che l'accesso resta regolato dalla legge

Derby Torino‑Juve: la disputa sulle sciarpe e la parola della Questura

Il ritorno del derby della Mole in orario serale ha già acceso il dibattito ben prima del fischio d’inizio. La Lega Serie A ha infatti fissato la sfida al 20.45, una collocazione all’Olimpico Grande Torino che non si vedeva in casa granata dal 2 novembre 2019, e che introduce una serie di questioni legate all’ordine pubblico e alla gestione dei tifosi. In questo scenario, una nota della società granata ha spostato l’attenzione dall’aspetto sportivo alle misure di accesso agli spalti, innescando una catena di reazioni tra club, sostenitori e autorità.

Il provvedimento comunicato dal Torino F.C. ha vietato la presenza di sciarpe, maglie e altri simboli riconducibili alla Juventus nei settori diversi da quello ospiti, motivando la scelta con esigenze di sicurezza e prevenzione di tensioni. La risposta della squadra bianconera non si è fatta attendere: il club ha espresso forte perplessità, sottolineando la necessità di bilanciare le misure di protezione con il diritto dei tifosi a seguire la propria squadra. A chiudere il cerchio è intervenuta la Questura di Torino, che ha precisato la propria posizione ufficiale e ha ricollocato la decisione all’interno delle norme vigenti.

La comunicazione del Torino e il contraccolpo mediatico

La nota societaria del Toro, sintetica e netta nei contenuti, ha rapidamente trasformato una disposizione organizzativa in un caso pubblico. Nel testo il club invitava i sostenitori a indossare solo i colori granata sugli spalti, impedendo l’accesso con indumenti o oggetti riconoscibili come bianconeri fuori dal settore ospiti. Questa scelta ha prodotto una pronta replica della Juventus, che ha chiedere chiarimenti e ribadito il principio che una partita, specie un evento di forte valore simbolico come il derby, debba rappresentare un confronto sportivo gestibile con dialogo e regole condivise. Le parti hanno così portato la questione dal piano organizzativo a quello del confronto istituzionale.

Cosa cambiava concretamente

Nel dettaglio, il divieto indicava il rifiuto d’ingresso a chi presentava sciarpe, maglie o altri segni riconducibili alla squadra ospite nei Distinti o in altri settori non previsti per i tifosi in trasferta. Si tratta di una misura che, se applicata, avrebbe inciso sulle normali modalità di accesso e di espressione del tifo all’interno dello stadio. L’obiettivo dichiarato era la riduzione delle occasioni di contatto tra opposte tifoserie e la prevenzione di episodi di tensione, ma la modalità di annuncio e l’assenza di un riscontro ufficiale dalle autorità hanno amplificato la reazione mediatica e istituzionale.

La presa di posizione della Questura e il ruolo del Prefetto

La Questura di Torino è intervenuta precisando che le disposizioni di accesso agli spalti sono regolate dalla legge e che, nelle riunioni operative del GOS e nella riunione tecnica convocata, non è emerso alcun motivo che giustificasse un divieto generalizzato di indossare simboli della squadra ospite. Il chiarimento è stato ribadito anche durante un incontro del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica convocato dal Prefetto, a cui hanno partecipato entrambe le società, rimarcando che le misure devono essere adottate in armonia con le valutazioni delle autorità competenti.

Implicazioni pratiche

Con la precisazione della Questura, l’accesso ai settori dello stadio dovrebbe quindi rimanere conforme alle normative vigenti, salvo interventi motivati dalle autorità per specifici rischi. Questo chiarimento tende a ricondurre il dibattito nei canali istituzionali, evitando decisioni unilaterali della singola società che potrebbero generare confusione e contenziosi nei confronti del diritto dei tifosi a partecipare alle manifestazioni sportive in modo libero ma responsabile.

Il contesto della sicurezza e i provvedimenti recenti

Il derby arriva in un clima di attenzione accentuata: il ritorno alla sera aumenta le complessità di gestione, soprattutto alla luce di episodi avvenuti negli ultimi anni. Nel bilancio delle misure di contrasto alle violenze ultras rientrano anche una trentina di Daspo notificati ad appartenenti alla tifoseria granata per episodi tra fine gennaio e inizio febbraio, con provvedimenti che possono arrivare fino a cinque anni e talvolta prevedere l’obbligo di firma in occasione delle partite. Le preoccupazioni per possibili scontri, in particolare dopo le tensioni registrate nei bienni precedenti, restano al centro delle valutazioni delle forze dell’ordine e determinano un livello di attenzione massimo nelle serate che precedono l’incontro.

In chiusura, la vicenda mette in luce come una semplice direttiva sugli spalti possa assumere una valenza simbolica e istituzionale molto ampia: da una parte la necessità di tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza, dall’altra il rispetto delle regole e dei diritti dei tifosi. Il pronunciamento della Questura e il coinvolgimento del Prefetto rappresentano un tentativo di ricondurre il confronto alla sfera delle competenze tecniche, auspicando che il dialogo tra club e autorità e la responsabilità dei tifosi riportino l’attenzione esclusivamente sul campo e sullo spettacolo sportivo.

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