Il 22 settembre di quest’anno una tragedia ha scosso la città di Torino: Nicolò Di Ciò, un bambino di sette anni, è stato investito da un’auto mentre percorriva in bicicletta il controvia di Corso Regina Margherita insieme al padre. L’incidente, avvenuto di fronte alla scuola dell’I.C. Gino Strada, ha posto al centro del dibattito cittadino la vulnerabilità degli utenti più deboli nel traffico urbano e la necessità di interventi urgenti.
Le richieste concrete avanzate dalle associazioni di ciclisti
Entro pochi giorni dall’accaduto sono state attivate numerose iniziative di protesta: catene ciclabili, flash-mob in piazza Palazzo Civico e una massa di centinaia di persone radunate davanti al Municipio. Le organizzazioni coinvolte – dal Comitato Vanchiglia Insieme al FIAB Torino Bike Pride passando per Fridays for FutureKontiki e il Consiglio d’Istituto dell’I.C. Gino Strada – hanno redatto una lettera indirizzata al sindaco Stefano Lo Russo, all’assessora alla Viabilità Chiara Foglietta e al presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri. Tra i punti principali figurano la chiusura totale alle auto dei controviali a partire da Corso Regina entro dicembre 2026, l’installazione di segnaletica verticale e orizzontale dedicata alle zone ad alta frequenza di minori, e l’avvio di un progetto pilota di mobilità sicura coinvolgendo residenti, scuole, attività commerciali e università.
L’appello dei familiari di Nicolò
I genitori di Nicolò hanno lanciato un appello di rispetto e di evitare qualsiasi strumentalizzazione del lutto. In una nota hanno chiedito che la perdita del figlio non diventi “una guerra” sui social, ma una spinta a garantire responsabilità e sicurezza per tutti gli utenti della strada. Hanno inoltre precisato che la responsabilità penale spetta alle autorità investigative, non a chi proteste, e hanno invitato il pubblico a non inviare fiori ma a contribuire economicamente a iniziative benefiche per la promozione della mobilità sostenibile.
Le risposte del Comune e le prospettive per dicembre
L’assessora Foglietta ha risposto alla richiesta sottolineando che le corsie ciclabili sono previste dal Codice della Strada, ma il problema deriva dal mancato rispetto di limiti di velocità e regole da parte di alcuni conducenti. Nonostante ciò, il Comune ha dichiarato di voler valutare interventi sul controvia di Corso Regina, inserendo la questione nell’agenda della Consulta della Mobilità. La proposta più concreta prevede l’avvio, entro dicembre 2026, di un progetto pilota nel quartiere Vanchiglia, realizzato con la partecipazione attiva di famiglie, scuole, commercianti e l’Università di Torino, per trasformare i controviali in spazi a misura di pedoni e ciclisti.
La “ciclabile umana” come forma di pressione
Nel frattempo, le associazioni hanno mantenuto viva la protesta mediante la cosiddetta “ciclabile umana”: una fila di ciclisti e pedoni che occupa il controvia ogni mattina, simbolo di presenza costante fino a quando non saranno definiti tempi e modalità del progetto pilota. Questo gesto serve sia a onorare la memoria di Nicolò che a ricordare che muoversi in sicurezza è un diritto fondamentale, soprattutto per chi è più vulnerabile sulla strada.
La lettera inviata alle autorità prevede una riunione congiunta entro il 20 ottobre dove saranno discussi i dettagli operativi del progetto, le tempistiche di attuazione e i possibili finanziamenti. Gli organizzatori hanno ribadito l’urgenza di trasformare le richieste in azioni concrete, evitando ulteriori tragedie che, come hanno ricordato durante le manifestazioni, sono state più che mai prevedibili. La speranza è che la città di Torino, a partire da Corso Regina Margherita, possa diventare un modello di mobilità sicura e sostenibile per altre realtà urbane italiane.



