La pioggia non ha spento la volontà di commemorare: una manifestazione composta e meditata si è svolta in Val Lemme, nell’Alessandrino, sul confine appenninico con la Liguria. I partecipanti si sono radunati per una camminata commemorativa che collegava luoghi simbolo della memoria partigiana, valorizzando il ruolo delle comunità locali e delle associazioni nella custodia della storia.
Un percorso di memoria tra Sacrario e casine partigiane
La partenza è avvenuta dal Sacrario della Benedicta, punto di riferimento per ricordare l’eccidio partigiano dell’aprile 1944. Da lì il gruppo ha raggiunto le Cascine Cornagetta, sede di uno dei distaccamenti della Brigata Garibaldi Liguria, e poi la località Fuia, luogo della morte di Filippo Castelli, detto Il Gigante. Il tragitto ha collegato fisicamente i punti della Resistenza, trasformando il camminare in un atto rituale di ricordo.
Il significato dei luoghi
Ciascuna tappa del percorso ha un valore simbolico: il Sacrario rappresenta la memoria collettiva delle vittime degli eccidi, le Cascine Cornagetta testimoniano l’organizzazione partigiana sul territorio, mentre Fuia ricorda storie individuali come quella di Filippo Castelli, giovane partigiano nato a Mazara del Vallo. Questi luoghi, visitati in sequenza, offrono un racconto territoriale della Resistenza.
Organizzazione e partecipanti
L’iniziativa è stata promossa dal Circolo di Legambiente di Ovada insieme a numerose realtà associative: l’Associazione Memoria della Benedicta, l’Anpi dell’Ovadese, l’Unione Montana dal Tobbio al Colma e le Aree Protette dell’Appennino Piemontese. Il Comune di Bosio ha fornito il patrocinio, sostenendo l’iniziativa che ha messo insieme ambiente, storia e partecipazione civica.
Presenze significative
Tra i partecipanti si è distinta la presenza dell’Anpi di Mazara del Vallo, che ha voluto sottolineare il contributo dei partigiani siciliani alla Resistenza e ricordare, in modo particolare, la figura di Filippo Castelli, scomparso a 20 anni. La partecipazione di gruppi provenienti da luoghi diversi ha rafforzato il senso di una memoria condivisa al di là delle distanze geografiche.
Ritmo, simbologia e modalità della marcia
La prima parte della camminata è stata volutamente silenziosa: un modo per favorire la riflessione e l’ascolto del paesaggio. L’artista Setsuko ha contribuito all’atmosfera distribuendo ai presenti strisce di lenzuola bianche, che hanno rappresentato un filo visuale e simbolico lungo il percorso. Al rientro, la guida del gruppo è stata affidata ad accompagnatori esperti che hanno commentato e spiegato i punti salienti della storia locale.
Il valore del silenzio e dei gesti
Il silenzio condiviso è diventato esso stesso un linguaggio commemorativo: camminare senza parole ha permesso di valorizzare i segnali del territorio e le incisioni della memoria. Le strisce bianche, distribuite dall’artista, hanno funzionato come un elemento di continuità visiva e come segno della partecipazione collettiva, richiamando l’attenzione su chi non è più presente fisicamente ma resta nella memoria.
Memoria pubblica e valori della Repubblica
L’Associazione Memoria della Benedicta ha ricordato che rimarcare il significato del 2 Giugno significa custodire una scelta collettiva fondamentale: la nascita della Repubblica come esito di lotte e aspirazioni condivise. Celebrare questa ricorrenza equivale a riaffermare i valori di partecipazione, libertà e uguaglianza su cui si fonda lo Stato democratico.
Impatto locale e prospettive
Eventi come questa camminata consolidano il legame tra comunità e luoghi della memoria, favorendo anche una fruizione sostenibile del territorio. La collaborazione tra associazioni ambientaliste, storiche e istituzioni locali crea un modello replicabile per altre iniziative che vogliano unire tutela ambientale e memoria storica, portando nuove generazioni a conoscere fatti e persone che hanno segnato il passato.
Conclusione
La manifestazione in Val Lemme ha dimostrato che la memoria può essere praticata camminando, condividendo segni e silenzi. Anche sotto la pioggia, gruppi e associazioni hanno mantenuto viva la memoria della Benedicta e dei partigiani come Filippo Castelli, trasformando il territorio in un museo a cielo aperto in cui ricordare e riflettere sui valori della Repubblica.


