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Caldo record in Piemonte: notti tropicali e temperature in impennata a fine maggio

Un'ondata di caldo precoce ha portato a Torino e in diverse province del Piemonte valori mensili mai registrati prima, notti tropicali storiche e una rapida escalation termica che accende campanelli d'allarme su salute pubblica e vulnerabilità urbana

Caldo record in Piemonte: notti tropicali e temperature in impennata a fine maggio

Nelle ultime giornate il Piemonte è stato travolto da un impennata delle temperature che, in pochi giorni, ha assunto i contorni di un evento climatico significativo. Non si tratta di una anomalia meteorologica passeggera: i valori raggiunti e la velocità del rialzo termico sollevano interrogativi sul cambiamento climatico locale, sull’impatto sulla salute della popolazione e sulla resilienza delle città e delle reti.

La fase calda ha colpito sia i picchi massimi sia, in modo ancora più clamoroso, le temperature minime notturne, con notti tropicali che hanno stracciato record storici in diverse stazioni regionali. Le conseguenze non si limitano al disagio: aumentano i rischi cardiovascolari e neurologici per le persone fragili e si acuisce la disuguaglianza tra quartieri urbani.

Numeri e primati: cosa è successo

Il 26 maggio le massime hanno toccato i 34,5°C a Torino, 34,9°C a Vercelli e 35,3°C ad Alessandria. Il giorno seguente, 27 maggio 2026, si attendevano punte ancora più alte in pianura, con picchi stimati tra i 36 e i 37°C. Ma la novità più eclatante riguarda le minime: nel centro di Torino è stata registrata una minima di +23,7°C, il valore più alto dall’inizio delle rilevazioni storiche del capoluogo, datate 1753, superando il precedente record di +22,5°C del 25 maggio 2009.

Altri primati di minima

Anche altri capoluoghi piemontesi hanno battuto record mensili di minima: Biella +22,7°C, Cuneo +22,6°C, Verbania +22,1°C, Vercelli +20,5°C e Alessandria Lobbi +18,4°C. Questi dati documentano come l’ondata non sia circoscritta a un singolo punto, ma coinvolga ampie aree della regione.

Velocità del riscaldamento e cause osservate

Secondo il meteo climatologo Claudio Cassardo dell’Università di Torino, a impressionare non sono solo le temperature assolute ma la rapidità con cui sono salite: in dieci giorni le minime sono aumentate di circa 12°C e le massime di circa 20°C, con incrementi medi giornalieri dell’ordine di uno-due gradi. Il promontorio di alta pressione responsabile della calura ha origine nordafricana e si è esteso sull’Europa occidentale, favorendo condizioni stabili e molto calde.

Previsioni e possibili evoluzioni

Per una cessazione definitiva della fase calda si prevedono cambiamenti a partire dall’inizio della settimana successiva, ma nel breve periodo è possibile che temporali di calore si sviluppino lungo le Alpi e si estendano localmente alle pianure, con rischio di rovesci intensi, grandinate e brevi nubifragi, in particolare in aree come il Cuneese, il Torinese, il Canavese, il Biellese e il Verbano.

Impatto sulla salute e sul tessuto urbano

Le notti tropicali sono particolarmente pericolose perché impediscono al corpo di dissipare il calore accumulato durante il giorno, prolungando lo stress termico. L’anno precedente a Torino si registrarono 35 notti tropicali, oltre il doppio della media, e l’estate si chiuse con un eccesso di mortalità attribuito al caldo di 59 decessi tra gli over 65. Una prima ondata a fine maggio-1 giugno aveva già provocato 12 decessi in eccesso in quel periodo. Anche oltre confine, in Francia, l’ondata iniziata il 25 maggio è stata associata a sette vittime.

All’interno della città, l’effetto isola di calore accentua le differenze: quartieri fortemente cementificati come Barriera, Aurora e San Salvario possono risultare più caldi anche di 4-5°C rispetto alle aree alberate, ai lungofiumi o alle zone collinari come Borgo Po e Cavoretto. Questo fenomeno aggrava le condizioni delle fasce sociali più svantaggiate, molte delle quali non dispongono di sistemi di climatizzazione e vivono in una condizione definita come cooling poverty.

Misure di protezione sociale

Per rispondere all’emergenza il Comune di Torino ha attivato 19 centri di climatizzazione dotati di condizionatori e ventilatori, aperti gratuitamente nelle ore calde per offrire un rifugio temporaneo a chi non può rinfrescare la propria abitazione. Queste strutture rappresentano interventi immediati ma non risolvono il problema strutturale della vulnerabilità abitativa.

Conseguenze infrastrutturali e sociali

Oltre agli effetti sanitari, il caldo estremo mette sotto pressione le reti elettriche e i servizi urbani. Aumenti improvvisi della domanda per il raffrescamento possono generare criticità sulla distribuzione dell’energia e richiedere misure di gestione della domanda. Sul piano sociale, il caldo accentua le disuguaglianze, penalizzando chi abita in alloggi non isolati termicamente o in quartieri privi di spazi verdi.

In conclusione, l’episodio di fine maggio documenta come ondate di caldo precoci e intense rappresentino ormai un rischio ricorrente: oltre alla sorveglianza meteorologica serve pianificazione urbana che contempli più verde, migliori standard abitativi e reti di protezione per le fasce più vulnerabili.

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