Un intervento di soccorso notturno ha riportato alla luce un giovane speleologo che era rimasto incastrato nelle profondità di una cavità carsica. La vicenda si è svolta nella Grotta dei Cinghiali Volanti, nel territorio di Garessio, dove un cedimento ha lasciato un uomo bloccato a circa 120 metri sotto la superficie. Dopo una lunga operazione durata quasi dodici ore, le squadre specializzate sono riuscite a estrarlo e a consegnarlo al personale sanitario.
Il punto della situazione e la chiamata di emergenza
L’allarme è scattato nella serata del 31 maggio 2026, quando alcuni compagni di escursione hanno riportato che uno dei membri del gruppo non era riuscito a risalire. Secondo i soccorritori, una massa rocciosa si sarebbe staccata all’interno della cavità e avrebbe imprigionato la gamba del giovane. Si tratta di un ventenne residente in Liguria, che è rimasto in contatto con l’esterno durante le fasi iniziali delle operazioni.
Primi interventi e logistica
In risposta alla segnalazione sono state mobilitate le delegazioni del Soccorso alpino e speleologico di Piemonte, Liguria e Lombardia; il numero degli operatori coinvolti è stato rilevante, variando nelle stime tra 42 e 53 tecnici a seconda delle fonti. La squadra ha approntato un piano di intervento che prevedeva l’accesso al fondo della grotta, la stabilizzazione del ferito e la predisposizione di linee di comunicazione e di un campo sanitario all’interno della cavità.
Le difficoltà tecniche della cavità
La Grotta dei Cinghiali Volanti si trova nell’area carsica di Rocca d’Orse-Val d’Inferno ed è conosciuta dagli appassionati di speleologia per i suoi passaggi stretti e le sale profonde: la massima profondità esplorata supera i 120 metri. Queste caratteristiche hanno complicato il recupero, imponendo l’uso di tecniche speleologiche avanzate e di attrezzature specifiche per il trasporto e la movimentazione in spazi confinati.
Rimozione del masso e strumenti impiegati
Il giovane era intrappolato da un blocco roccioso stimato tra 150 e 250 chilogrammi, che ostruiva la mobilità di una gamba. Per liberarlo i soccorritori hanno utilizzato strumenti idonei a frantumare e ridurre le dimensioni della pietra e hanno chiamato in azione i disostruttori per ampliare alcuni tratti dei cunicoli. L’operazione ha richiesto tempo e coordinamento per limitare il rischio di ulteriori cedimenti e per garantire la sicurezza del ferito e degli operatori.
Coordinamento, supporti esterni e uscita
Il soccorso è stato organizzato con una logistica integrata: oltre alle squadre speleologiche è stato attivato il supporto di elisoccorso per il trasporto delle squadre all’imbocco della grotta, sono intervenuti vigili del fuoco volontari e il nucleo Speleo Alpino Fluviale dove necessario. All’interno della cavità è stato allestito un punto di assistenza medica per valutare le condizioni del ferito prima dell’evacuazione.
Estrarrazione e condizioni del ferito
L’uscita dalla grotta si è conclusa alle 5,40 del 1 giugno 2026, quando il giovane è stato portato all’esterno e consegnato al personale dell’ambulanza. Secondo i soccorritori il quadro clinico generale era buona e non è stato necessario il trasporto in barella per l’intero percorso, grazie anche al fatto che la persona era cosciente e in grado di collaborare durante l’evacuazione. Dopo l’uscita è stato trasferito in ospedale per ulteriori accertamenti, con riferimenti che indicano l’ospedale di Mondovì come luogo delle verifiche mediche.
Contesto della grotta e esperienze precedenti
La cavità scoperta dallo SCTanaro nell’autunno del 2007 è meta di esplorazioni, ricerche e attività di documentazione speleologica. Al suo interno sono presenti sale note per dimensioni e conformazioni particolari, come la cosiddetta sala della Puerpera Stupita e la Sala del Rinoceronte. La frequenza di visite e la complessità dei passaggi rendono indispensabile la preparazione e il rispetto delle procedure di sicurezza, come ricordato dalle delegazioni del soccorso.
Le lezioni dell’intervento
L’episodio ribadisce l’importanza di avere piani di emergenza e team specializzati pronti a intervenire in ambiente ipogeo. La cooperazione tra regioni, l’uso di tecniche specifiche di speleosoccorso e l’assistenza medica in loco sono risultate determinanti per il buon esito dell’operazione, evitando conseguenze più gravi per il ferito.
La vicenda si chiude con un risultato positivo: dopo quasi dodici ore, grazie al lavoro coordinato di decine di soccorritori, il giovane speleologo è stato riportato in superficie e preso in carico dal sistema sanitario per gli accertamenti del caso. Le autorità e le squadre coinvolte continueranno probabilmente a analizzare l’accaduto per prevenire rischi in future esplorazioni della cavità.



