24 Maggio 2026

Infermiera 79enne bloccata in Libia: dettagli sul convoglio via terra verso Gaza

Giuseppina Branca, 79 anni, è a Sirte con un convoglio per Gaza: il marito parla di sostegno popolare e di trattative che hanno permesso a una delegazione medica di proseguire

Infermiera 79enne bloccata in Libia: dettagli sul convoglio via terra verso Gaza

Nella cornice delle rotte umanitarie che attraversano il Nord Africa, è rimasta bloccata a Sirte una delle partecipanti più anziane a una spedizione diretta alla Striscia di Gaza. Il marito ha riferito all’ANSA che Giuseppina Branca, infermiera di 79 anni originaria del Verbano-Cusio-Ossola, è in buone condizioni e non presenta problemi di salute immediati; inoltre, secondo la famiglia, la popolazione locale sta offrendo cibo e acqua per sostenere il convoglio.

La missione via terra, organizzata nell’ambito della più ampia iniziativa conosciuta come Flotilla, ha incontrato ostacoli nella parte libica del percorso. Fonti riferiscono che alcune navi legate alla stessa operazione sarebbero state oggetto di intercettazioni in mare, mentre il convoglio terrestre è stato trattenuto nella zona controllata dalle milizie di Haftar. In questo contesto, trattative e mediazioni sul terreno hanno definito la sorte di diverse componenti della spedizione.

Situazione sul terreno a Sirte

A Sirte il convoglio via terra è stato fermato e la presenza di forze non statali ha complicato i movimenti. Secondo quanto comunicato dalla famiglia, i partecipanti al convoglio sono attualmente sotto la protezione della polizia del governo regolare libico, una circostanza che ha permesso di mantenere condizioni di ordine e sicurezza di base. Il sostegno della popolazione locale, descritto come massiccio dalla fonte, ha fornito rifornimenti essenziali come acqua e viveri, contribuendo a mitigare le difficoltà immediate per i membri più vulnerabili del gruppo.

Esiti dei negoziati e permessi di transito

Le trattative sul posto hanno portato a una decisione differenziata: a una delegazione composta da medici e infermieri è stato consentito di attraversare il confine tra l’area di Tripoli e quella sotto il controllo delle milizie per proseguire verso Gaza a bordo di un autobus carico di medicine e alimenti. Altri mezzi, invece, che trasportavano materiali per abitazioni mobili e prefabbricati non hanno ottenuto il via libera e sono stati invitati a ritornare a Tripoli.

Il profilo di Giuseppina e il suo passato nelle missioni

Giuseppina Branca non è nuova a iniziative simili: la sua esperienza come infermiera e la precedente partecipazione a spedizioni umanitarie spiegano perché sia stata più volte coinvolta da organizzazioni di solidarietà. La donna era già stata rinchiusa nel carcere del Negev nello scorso autunno e, per questo motivo, non può rientrare in Israele; tale condizione era nota agli organizzatori e considerata parte dei rischi della missione.

Indicazioni sul rientro e iter logistico

Secondo il marito, il rientro in Italia è previsto per il weekend: «dovrebbe avvenire sabato o domenica», ha dichiarato, sottolineando che la pianificazione resta comunque soggetta agli sviluppi diplomatici e alla situazione di sicurezza. Per coloro che non hanno ottenuto il permesso di proseguire, il piano prevede il ritorno a Tripoli e poi il rientro via Tunisi, da dove proseguiranno verso i paesi d’origine.

Contesto regionale e implicazioni

Il tentativo via terra si inserisce in un quadro più ampio di ostacoli ripetuti per le operazioni di soccorso dirette a Gaza: in passato spedizioni analoghe sono state bloccate e partecipanti sono stati respinti o arrestati da governi regionali. Report giornalistici indicano inoltre che alcune delle navi collegate alla Global Sumud Flotilla sono state abbordate in acque internazionali, evento che evidenzia le difficoltà e i rischi che le rotte umanitarie incontrano tra controlli statali, aree contese e normative marittime.

La vicenda di Giuseppina Branca mette in luce sia la determinazione di volontari ed esperti sanitari che si impegnano in contesti ad alto rischio, sia la complessità dei corridoi umanitari in un’area attraversata da interessi politici e militari. Al momento la priorità dichiarata dagli organizzatori e dalla famiglia è il benessere dei partecipanti e il coordinamento per il rientro, mentre la situazione resta in evoluzione e soggetta ad eventuali nuovi sviluppi.