Venerdì 30 ottobre l’Italia è stata attraversata da una serie di cortei coordinati dall’Usb e da movimenti studenteschi. L’evento, proclamato sciopero generale, ha coinvolto più di sessanta piazze, radunando centinaia di migliaia di persone in tutta la penisola. Le manifestazioni, nate con la richiesta di un aumento dei salari e la denuncia della politica economica, hanno rapidamente degenerato in scontri sporadici, soprattutto nelle tre capitali regionali: Torino, Roma e Milano.
Scontri a Torino: cariche, idranti e feriti
Nel cuore della città piemontese, la marcia ha raggiunto Piazza Castello dove le forze dell’ordine hanno eretto un cordone di protezione attorno alla Prefettura. Alcuni gruppi di manifestanti, armati di uova, gavettoni di vernice e bottiglie, hanno tentato di sfondare la barriera. Gli agenti hanno reagito con cariche di alleggerimento e, per contrastare l’avvicinamento, hanno attivato un idrante, spruzzando acqua a pressione sui partecipanti. Il bilancio di quell’intervento comprendeva due persone ferite, trasportate in ambulanza, e cinque arresti, tra cui un uomo di circa cinquanta anni trasportato in barella per le gravità delle lesioni.
Dettaglio delle ferite a Torino
Le vittime erano per lo più giovani; una manifestante è stata soccorsa dal personale sanitario e affidata a cure ospedaliere. Altri tre manifestanti hanno riportato contusioni minori. Le autorità hanno segnalato la presenza di ulteriori tre persone trattenute per accertamenti, alimentando il clima di tensione che si è protratto fino al tardo pomeriggio.
Roma: dal Colosseo alle barricate contro il Parlamento
A Roma, un gruppo di circa trecento manifestanti si è staccato dal corteo principale e si è diretto verso Via Claudia, dove ha eretto barricate improvvisate con cassonetti e ha dato fuoco a monopattini e contenitori di plastica. Gli scontri sono sfociati in lanci di oggetti, incluse bottiglie di vetro e persino piccole molotov. In risposta, la polizia in tenuta anti-sommossa ha sfogato lacrimogeni e ha effettuato una carica di alleggerimento.
Successivamente, i manifestanti hanno tentato di avvicinarsi al centro storico, percorrendo Ponte Sisto in direzione del Parlamento. Lì, le forze dell’ordine hanno bloccato l’accesso con veicoli blindati e cordoni di sicurezza, costringendo i dimostranti a deviare verso Ponte Garibaldi e, infine, lungo il Lungotevere fino all’Isola Tiberina, anch’essa presidiate. Nel frattempo, un presidio davanti al Ministero dell’Istruzione ha visto studenti lanciare uova e agitare striscioni antifascisti, mentre alcuni hanno incendiatore cassonetti, creando scenari di caos nella zona del Colosseo.
Milano: occupazione della tangenziale est e ritorno alla normalità
Nel capoluogo lombardo, la protesta ha raggiunto i più alti livelli di visibilità quando i manifestanti hanno invaso la tangenziale est, bloccandola per circa tre ore. Si stima che più di trenta-mila persone abbiano partecipato all’azione, unite da lavoratori, studenti e attivisti. Le auto sono state fermate lungo tutto il tratto, con cartelli improvvisati che recitavano slogan contro il governo e la politica dei contenuti militari.
Durante l’occupazione, sono stati lanciati petardi e si sono accesi fuochi d’artificio improvvisati, mentre alcuni partecipanti hanno dipinto messaggi di protesta su guardrail e barriere, citando politici italiani e solidarietà internazionali. Alle ore 16:30 la polizia ha iniziato le operazioni di sgombero, accompagnando i manifestanti verso l’uscita di Lambrate. Il risultato è stato un ritorno graduale alla vita quotidiana, senza ulteriori feriti gravi, sebbene siano stati registrati dieci membri delle forze dell’ordine con contusioni leggere.
Altre città: Veneto, Ravenna e Napoli
Fuori dalle tre capitali, anche altre realtà hanno conosciuto momenti di tensione. A Vicenza e Mestre, i manifestanti hanno cercato di forzare i blocchi posti lungo la tangenziale, scatenando scaramucce con sassi e lanci di lacrimogeni. Quattro agenti sono rimasti feriti a Vicenza. A Ravenna, il porto è stato temporaneamente chiuso grazie a una mobilitazione guidata dalla Filt Cgil, con slogan contro l’economia di guerra. Infine, a Napoli, i protestanti hanno invaso il varco Bausan del porto, accendendo banconote finte per simboleggiare il “carovita”.



