Da inizio ottobre, le vie di Torino vibrano al ritmo di slogan come “Soldi alla scuola, non alla guerra” e “L’école est à nous”. Il movimento nasce tra il 5 e il 6 ottobre, quando le prime occupazioni di istituti superiori hanno avuto luogo, scatenando una mobilitazione che ha coinvolto circa una ventina di scuole nella città.
Le occupazioni: numeri, luoghi e richieste concrete
Le aule di ISS Paolo Boselli, ISS Giuseppe Peano in corso Venezia, ISS Bosso-Monti di via Meucci, ISS Sella e ISS Curie-Levi sono state tra le più segnate da incursioni studentesche. Gli studenti hanno trasformato i corridoi in spazi di autogestione organizzando laboratori, pranzi condivisi e dibattiti su temi quali diritto allo studio e fondi per la scuola. Tra i motivi di protesta ricorrono la ristrutturazione degli edifici, i tavoli di lavoro fatiscenti e il recente decreto-scuola. Le richieste più nette puntano a un investimento urgente, alla fine del riarmo globale e alla cancellazione della cosiddetta “scuola-caserma”.
Le voci dei giovani
Le dichiarazioni raccolte da Assemblea Studentesca recitano: “Vogliamo contare. Stufi di scuole a pezzi e di un futuro precario”. Al Liceo D’Azeglio, i ragazzi affermano: “Non possiamo più restare a guardare mentre il nostro futuro viene sacrificato sull’altare del riarmo”. Dal Liceo Cavour: “Davanti a un sistema che ci vuole passivi tramite la guerra cognitiva, noi decidiamo di essere protagonisti del nostro presente”. Altri collettivi, come quello del Liceo Einstein, denunciano “prezzi sempre più alti” e l’esclusione dalle decisioni scolastiche.
Tensioni, vandalismo e risposta delle autorità
Le occupazioni non sono state prive di scontri. A ISS Paolo Boselli sono stati causati danni per migliaia di euro, con arredi rotti e atti di vandalismo. All’ISS Peano, gruppi a volto coperto hanno distrutto computer, spaccato LIM e svuotato estintori. Scene analoghe si sono verificate presso ISS Bosso-Monti e ISS Sella, dove sono state forzate porte e finestre infrante. Un ragazzo di 17 anni è stato arrestato dopo una resistenza ai carabinieri, imputato per danneggiamento aggravato. Decine di persone, principalmente tra i 16 e i 20 anni, sono state identificate dalle forze dell’ordine.
Misure di sicurezza per lo sciopero del 16 ottobre
Il prefetto di Torino, Donato Cafagna, ha disposto, nella serata del 15 ottobre, restrizioni per garantire la sicurezza di cittadini e beni: divieto di indossare maschere, uso di fumogeni, possesso di materiali esplosivi, oltre al divieto di consumare bevande in contenitori di vetro o lattina nei luoghi di manifestazione. Le zone interessate includono corso Vittorio Emanuele II, via Falcone, piazza Statuto e altri tratti lungo il fiume Po. L’obiettivo è permettere uno sciopero pacifico, previsto per le ore 10:00 di venerdì 16 ottobre, in piazza XVIII Dicembre.
Attività autogestite e prospettive per il futuro
Nonostante i danni, gli occupanti hanno mantenuto la scuola viva. Sono stati organizzati cineforum, tornei sportivi e workshop su tematiche quali l’educazione sessuale e la salute mentale. Esperti esterni hanno tenuto lezioni autogestite, ponendo l’accento sui diritti civili, il lavoro, la guerra e il genocidio. Queste iniziative hanno trasformato le aule in centri di riflessione collettiva dimostrando che la protesta non è solo distruttiva ma anche creativa. Il prossimo sciopero del 16 ottobre rappresenta il culmine di una settimana di tensioni, con la speranza di ottenere una risposta concreta da parte delle istituzioni e di avviare un vero dibattito sul futuro dell’istruzione a Torino.



