La capitale piemontese è nuovamente al centro dell’attenzione per due episodi di Violenza domestica che hanno provocato shock e indignazione. Da una parte, il corpo di Mikel Rroku cittadino albanese di 55 anni, è stato scoperto a luglio nella sua abitazione di via Verolengo con segni evidenti di violenza cranica. Dall’altra, un giovane padre di 37 anni ha tentato di uccidere la compagna, per poi togliersi la vita lanciandosi dal decimo piano del loro condominio.
Le indagini dei carabinieri hanno rivelato che entrambe le vicende presentano elementi di premeditazione e grave violenza, facendo emergere un quadro preoccupante di relazioni familiari deteriorate. Le autorità hanno agito con urgenza, emettendo ordinanze di custodia cautelare per gli imputati e avviando procedimenti penali che potrebbero portare a condanne severe.
Il ritrovamento del corpo di Mikel Rroku a via Verolengo
Il 6 luglio scorso, i vicini di via Verolengo hanno segnalato un forte odore proveniente dal secondo piano di un edificio popolare. Gli operatori dei carabinieri, accorsi sul posto, hanno trovato il cadavere di un uomo nella fase avanzata di decomposizione. L’autopsia ha evidenziato una frattura alla scatola cranica, compatibile con un colpo procurato da un oggetto contundente. Il medico legale ha descritto la ferita come “sufficiente a provocare una rapida perdita di coscienza e conseguente decesso”.
Le indagini preliminari hanno ricostruito l’ultimo giorno di vita di Rroku: era solo in casa quando, presumibilmente, è stato aggredito. Nessun segno di effrazione è stato riscontrato, suggerendo che l’attacco possa essere stato compiuto da persone a lui conosciute.
Arresti della moglie e del nuovo compagno: chiavi dell’indagine
Entro le prime ore di martedì, il comando provinciale dei carabinieri ha messo in carcere due persone di nazionalità italiana: una donna di 45 anni, moglie della vittima, e un uomo di 52 anni, nuovo compagno della stessa. Entrambi sono stati imputati per omicidio premeditato e sono stati sottoposti a misura cautelare in carcere. La Procura di Torino, guidata dalla pm Lea Lamonaca, ha coordinato le operazioni, confermando che i due sono considerati responsabili della morte di Rroku.
Le testimonianze dei vicini hanno confermato tensioni frequenti tra i tre soggetti, ma non sono emerse denuncie pregresse di violenza domestica. La mancanza di precedenti giudiziari ha reso il caso più complesso, costringendo le forze dell’ordine a basarsi su ricostruzioni forensi e su dichiarazioni raccolte durante gli interrogatori.
Altri casi di violenza domestica a Torino: il tentato femminicidio di Barriera di Milano
Il 4 ottobre, nella zona di Barriera di Milano, un uomo di 37 anni, Marco Sampieri, ha aggredito la propria moglie, 31enne, tentando di strangolarla e spingendola verso il balcone del decimo piano. La donna, caduta a terra priva di sensi, è stata soccorsa da testimoni e ha ripreso conoscenza. Dopo l’aggressione, l’assalitore, spaventato, si è lanciato dal balcone interno e si è ucciso sul colpo.
Le indagini hanno mostrato che l’episodio è nato da un litigio domestico brandito da motivi apparentemente banali, ma che è degenerato rapidamente in violenza estrema. Non risultano precedenti penali per l’aggressore, e la vittima ha dovuto ricorrere al rifugio temporaneo presso la famiglia, portando con sé la figlia di un anno.
Risposta delle autorità e prospettive future
Le forze dell’ordine torinesi hanno dichiarato che, alla luce di questi due fatti, intensificheranno i controlli nelle zone con alto tasso di abitazioni popolari e promuoveranno campagne di sensibilizzazione contro la violenza domestica. Il Comando provinciale dei Carabinieri ha avviato una task force dedicata al monitoraggio dei casi di femminicidio, mentre la Procura di Torino sta valutando la possibilità di aumentare le pene per chi commette violenze contro partner o ex partner.
Nel frattempo, la cittadinanza è invitata a segnalare comportamenti sospetti e a utilizzare il numero di emergenza 112 per denunciare situazioni di pericolo. Le associazioni locali stanno organizzando incontri informativi per offrire supporto a vittime e testimoni, sperando di creare una rete di prevenzione più capillare nella capitale regionale.



