Il movimento non violento Extinction Rebellion ha riacceso la discussione sulla libertà di espressione in Italia, scegliendo la satira come arma simbolica. Dopo la rimozione forzata di due sagome caricaturali – una con il volto di Giorgia Meloni e l’altra con quello di Donald Trump – nel centro di Roma, i manifestanti hanno distribuito nuove locandine in diverse città. Il messaggio centrale, “remigrare i fascisti su Marte per difendere la Terra”, vuole mettere in luce la contrapposizione tra le politiche ambientali e le limitazioni democratiche, accendendo un dibattito sulla capacità dei poteri di reprimere il dissenso.
Il sequestro a Roma e le accuse di vilipendio
Il 30 maggio scorso, un gruppo di attivisti di Extinction Rebellion ha allestito, nella storica piazza dell’Esquilino, un razzo immaginario carico di petrolio con, ai lati, le due sagome caricaturali sopra citate. Il provvedimento è durato pochi minuti, ma ha scatenato l’intervento delle forze dell’ordine, che hanno sequestrato le due figure e avviato un’inchiesta. Il 19 giugno la Procura di Roma ha formalizzato una denuncia per vilipendio della Repubblica e delle istituzioni costituzionali ai sensi dell’articolo 290 del codice penale contro una delle attiviste. Il caso è stato poi archiviato, ma il numero di 22 archiviazioni successive ha mostrato la complessità di un procedimento giudiziario legato a espressioni artistiche e politiche.
Le due sagome caricaturali
Le figure ritraenti Meloni e Trump erano agganciate a un razzo con la scritta “fascisti su Marte, democrazia sulla Terra”. L’installazione intendeva denunciare la percepita alleanza tra movimenti nazionalisti e una politica energetica che, secondo XR, alimenta la crisi climatica. Il sequestro ha fornito al movimento un esempio concreto di come gli strumenti di ordine pubblico possano essere usati per contenere il potere politico una tesi riassunta nella nota diffusa dagli attivisti: “Quando gli strumenti pensati per tutelare l’ordine pubblico diventano strumenti di difesa del potere politico, la democrazia si trasforma in regime”.
Le nuove locandine in sette città: Trento, Venezia e oltre
Nel cuore della notte del 28 settembre, Extinction Rebellion ha affisso una nuova serie di manifesti in sette importanti centri urbani: Trento, Venezia, Treviso, Brescia, Torino, Parma e Bologna. Le nuove locandine riprendono la grafica del razzo, aggiungendo la figura del generale Roberto Vannacci e il testo “remigrare i fascisti su Marte per difendere la terra”. L’obiettivo dichiarato è quello di riportare la satira nello spazio pubblico, affinché continui a svolgere la sua funzione di controllo critico del potere. In Trento, per esempio, il manifesto si è affisso proprio davanti a edifici istituzionali, segnalando la volontà di sfidare le recenti restrizioni normative.
Il decreto sicurezza e le nuove restrizioni
Il movimento collega l’operato delle autorità a quanto previsto dall’ultimo decreto sicurezza che prevede sanzioni da 1.000 a 10.000 euro per non rispetto delle prescrizioni delle Questure durante le manifestazioni. Secondo Extinction Rebellion, queste misure conferiscono alle forze dell’ordine un potere quasi assoluto nel determinare dove, quando e come è possibile protestare. Tale contesto legislativo, combinato con le recenti archiviazioni, alimenta il timore che la libertà di espressione si trovi a un passo dal diventare un privilegio limitato.
Le ragioni ecologiche e politiche alla base della protesta
Oltre alla questione della satira, Extinction Rebellion richiama l’attenzione su temi ambientali imprescindibili: la dipendenza da combustibili fossili, l’aumento delle emissioni di CO₂ e le politiche governative considerate ‘razziate’ verso il collasso climatico. Il movimento sottolinea che le decisioni politiche, spesso avallate da partiti come Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale tendono a privilegiare interessi economici a scapito della sostenibilità. La frase “Se la satira viene sequestrata, la risposta è portarla ovunque” riecheggia come un invito a superare le barriere istituzionali e a mantenere viva la critica sociale.



