Il 26 settembre 2026 è stato avviato il punto più critico dell’esercitazione denominata “Lago Nero 2026 – Ricerca in quota sulla via degli sconfinamenti”, che si è svolta tra i comuni di Claviere e Cesana Torinese, nell’Alta Val di Susa. L’obiettivo principale era simulare il salvataggio di due nuclei familiari di stranieri, con minori, rimasti bloccati a causa di un improvviso peggioramento del tempo. Il contesto, compreso tra 2000 e 2400 metri di altitudine, ha incluso il Lago Nero, il Lago di Fontana Fredda e le strutture sotterranee del Vallo Alpino.
Scenario operativo e obiettivi della simulazione
L’intervento ha richiesto un lavoro di ricerca e soccorso in quota in condizioni di scarsa visibilità, temperatura rigida e sentieri rapidamente inghiottiti dalla nebbia. La simulazione ha messo alla prova capacità di orientamento, comunicazione e coordinamento su un territorio complesso, dove ogni errore avrebbe avuto conseguenze critiche. Sono stati ricreati i percorsi tipici di attraversamento del confine franco-italiano, costringendo i soccorritori a operare in ambienti naturali e artificiali come bunker e opere caverne.
Chi ha partecipato: volontari, enti e catena di comando
In campo hanno operato complessivamente 145 soccorritori, di cui 95 volontari provenienti da 13 organizzazioni del Terzo settore, tra cui Associazione Emergenza 4X4 ODV, SosMontagna ODV, Croce Rossa Italiana – Comitato di Susa e molti altri. Il resto della squadra è stato costituito da personale delle istituzioni: Prefettura di Torino, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, i Comuni di Cesana Torinese e Claviere, la Centrale emergenza NUE 112, i Vigili del Fuoco – Comando Provinciale di Torino, la Polizia di Frontiera di Bardonecchia, la Questura di Torino, il Carabinieri di Susa, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Bardonecchia e la Croce Rossa Italiana – Sala Operativa Provinciale.
Il ruolo della Prefettura e delle autorità locali
La Prefettura di Torino ha coordinato le forze presenti, garantendo l’interoperabilità tra le diverse strutture. La collaborazione ha permesso di sperimentare il flusso di informazioni tra la centrale operativa del 112, le forze di polizia di frontiera e gli enti di soccorso alpino, dimostrando che in caso di reale emergenza il meccanismo di risposta può funzionare senza intoppi.
Formazione precedente e preparazione tecnica
Prima di imprimere il segnale di avvio, 40 volontari hanno seguito un percorso formativo intensivo sul Topografia Applicata al Soccorso (TAS) organizzato dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino. Questo ciclo ha fornito gli strumenti per leggere mappe altimetriche, utilizzare dispositivi GPS avanzati e gestire le comunicazioni in ambienti montani., vicepresidente di Vol.To e coordinatore della Commissione Protezione Civile, “quando arriva un’emergenza, la preparazione non si improvvisa; si costruisce nel tempo, esercitazione dopo esercitazione, mettendo alla prova persone, procedure e capacità di lavorare insieme”.
Grazie a questo percorso preparatorio, i partecipanti hanno potuto apprendere un linguaggio comune, riducendo i tempi di reazione e migliorando la capacità di prendere decisioni condivise durante la fase operativa. L’esperienza ha quindi confermato l’importanza di investire ore di addestramento prima che si verifichi una reale emergenza.
Riflessioni finali e impatto sulla sicurezza locale
L’esercitazione non solo ha verificato la prontezza operativa, ma ha anche evidenziato l’importanza della prevenzione nella frequentazione delle aree alpine. Le condizioni meteorologiche mutevoli, il rischio di smarrimento e la necessità di equipaggiamento adeguato sono stati richiamati all’attenzione di tutti i presenti. Inoltre, la partecipazione attiva di volontari provenienti da realtà diverse ha dimostrato come il tempo donato gratuitamente possa tradursi in una risorsa concreta per la sicurezza delle comunità.
Silvio Magliano, presidente emerito di Vol.To ETS, ha concluso evidenziando che la crescita dell’esperienza della Commissione Protezione Civile è testimoniata dalla capacità attuale di far operare istituzioni e volontari insieme in modo strutturato. Ogni esercitazione aggiunge valore al sistema di protezione civile, rafforzando i legami tra le realtà coinvolte e arricchendo il patrimonio di competenze necessario per affrontare le emergenze future.



