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Tre indagati per l’omicidio di Fabio Colapietro a Torino

Il macabro omicidio di Fabio Colapietro a Torino ha scosso la città: tre persone sono state fermate, tra cui una insegnante, per aiuto nella sepoltura del corpo.

Tre indagati per l’omicidio di Fabio Colapietro a Torino

Il 24 settembre le forze dell’ordine hanno rinvenuto nella zona di via Tommaso Gulli, a Torino, il corpo smembrato di Fabio Colapietro, 39enne originario di Chivasso. Il ritrovamento ha immediatamente acceso i riflettori sulla rete di persone legate a quella serata, caratterizzata da consumo di droghe e superalcolici.

Le indagini indicano che l’omicidio si sarebbe verificato il 21 settembre, durante un festino iniziato il giorno precedente. Secondo le dichiarazioni raccolte, la vittima sarebbe stata aggredita da un giovane sudamericano di nome Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, il quale ha successivamente confessato il delitto e si è aggiudicato le accuse di omicidio volontario e soppressione di cadavere.

Il delitto di via Gulli: ricostruzione dei fatti

Le autorità hanno descritto la scena come estremamente raccapricciante: il corpo di Colapietro è stato suddiviso in più parti, poi collocato in sacchi neri di plastica e successivamente immerso in una miscela di cemento, prova dell’intento di nascondere il decomposto. All’interno dell’appartamento sono stati sequestrati numerosi coltelli e attrezzi da taglio, segni tangibili di una violenza premeditata.

Le tempistiche della copertura

Secondo gli inquirenti, la carneficina è rimasta nascosta per tre giorni. Durante questo intervallo, la 22enne Keith Butig sarebbe uscita dall’abitazione per acquistare i sacchi di plastica in cui è stato parzialmente occultato il cadavere. Tale azione ha permesso ai principali responsabili di ritardare la scoperta dell’atto criminale.

I sospetti e il loro ruolo nell’indagine

Oltre a Matheus De Oliveira Morando, sono stati fermati due altri soggetti: la professoressa di italiano Nicole Formichetti, 47 anni, insegnante presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Tommaso D’Oria” a Ciriè, e la 20enne italofilippina non identificata. Formichetti, residente a Torino da tempo, risulta proprietaria dell’appartamento in via Gulli, affittato da circa due anni, ed è accusata di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere.

La madre di Matheus, poi, ha chiamato il 112 avvertendo le autorità che suo figlio aveva compiuto un atto violento. Quando gli agenti della Squadra Mobile hanno perquisito l’appartamento, la docente ha aperto la porta, rivelando un forte odore acre che ha guidato gli inquirenti verso la scoperta dei resti. Il giudice Antonio Borretta ha ancora deciso sulla convalida delle misure cautelari per tutti gli indagati.

L’operazione di polizia è stata diretta dal dirigente Davide Corazzini, mentre la procura di Torino, guidata dalla PM Lea Lamonaca, coordina le indagini. Gli investigatori stanno ancora cercando di chiarire se la violenta lite sia avvenuta nello stesso appartamento di via Gulli o se il corpo sia stato trasportato successivamente per essere smembrato sul luogo.

Il casellario giudiziario ricorda che le accuse di soppressione di cadavere prevedono pene severissime, in quanto mirano a proteggere la dignità della vittima e la correttezza delle indagini. La comunità di Ciriè, dove Formichetti insegnava, è rimasta scioccata dal coinvolgimento di una figura educativa in un gesto tanto barbaro.

Al momento le indagini sono ancora nella fase preliminare, ma le testimonianze raccolte e i materiali sequestrati indicano un quadro di violenza organizzata, alimentata da consumo di sostanze stupefacenti e da una cerchia ristretta di conoscenze. Il caso rimane al centro dell’attenzione dei media torinesi, con la speranza che la verità venga a galla nei prossimi giorni.

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