26 Settembre 2026 🌤 17°

Manifestazione ‘Basta morire di strada’ a Vanchiglia dopo l’incidente su due ruote

Trecento torinesi hanno trasformato la corsia ciclabile di Vanchiglia in una ‘ciclabile umana’ dopo la tragica morte di Nicolò, sette anni, investito in bicicletta.

Manifestazione ‘Basta morire di strada’ a Vanchiglia dopo l’incidente su due ruote

Il 24 settembre 2026 il quartiere Vanchiglia di Torino è stato teatro di una drammatica vicenda: Nicolò Di Ciò, un bambino di sette anni, è stato investito da una Chevrolet Matiz mentre percorreva la corsia ciclabile di corso Regina Margherita insieme al padre, diretto a scuola. La notizia ha subito scatenato una forte emozione nella popolazione locale, che ha deciso di trasformare il dolore in una azione di piazza per chiedere più sicurezza stradale e un cambiamento urgente delle politiche di mobilità.

Il giorno successivo, mercoledì mattina, più di trecento residenti, famiglie, studenti e anziani si sono radunati alle 7.30 in corso Regina Margherita. Formando una vera e propria ciclabile umana hanno delimitato con il loro corpo la corsia destinata ai ciclisti, costringendo i veicoli in transito a rallentare notevolmente. Il gesto simbolico, accompagnato da cartelli e slogan, ha reso tangibile il messaggio: la vita di un bambino non può essere sacrificata per qualche parcheggio.

La tragedia di Nicolò: i fatti dell’incidente

L’incidente è avvenuto tra gli incroci di via Montebello e via Tarino, lungo una corsia ciclabile segnalata con strisce bianche e limite di velocità di 30 km/h. Il bambino e il padre stavano percorrendo la pista – non una pista esclusiva per biciclette, ma una corsia “promiscua” dove auto e bici si mescolano – quando la Matiz, guidata da un conducente che è sceso immediatamente per chiamare i soccorsi, si è spostata verso la bicicletta. Le indagini della Polizia Locale, ancora in corso, devono chiarire se il piccolo abbia perso il controllo o se il veicolo abbia violato il limite di velocità.

Nel punto esatto dell’impatto, al civico 63, è stata posizionata una ghost bike una bicicletta bianca che nella tradizione ciclistica funge da memoriale per le vittime della strada. Accanto al mezzo, fiori – girasoli e rose bianche – testimoniano il lutto del quartiere e il desiderio di non dimenticare la tragedia. L’intera comunità ha reagito con stupore e rabbia, chiedendo misure che evitino il ripetersi di simili eventi.

La risposta della cittadinanza: la ‘ciclabile umana’ di Vanchiglia

Il presidio ha avuto anche una forte dimensione politica. Sara Diena, capogruppo della lista AVS in Consiglio comunale, ha partecipato alla manifestazione sottolineando che “la mobilità deve essere trattata come un tema di qualità della vita e di sopravvivenza”. Diena ha ribadito la proposta avanzata dalla Consulta della mobilità ciclistica di chiudere al traffico motorizzato il tratto di strada dove è avvenuto l’incidente, mantenendo l’accesso ai residenti ma riservandolo esclusivamente a pedoni e biciclette.

Il corteo si è poi spostato verso Palazzo di Città, dove i partecipanti hanno portato con sé cartelli con slogan come “Basta uccidere bambini” e “La sicurezza in strada non è un privilegio”. Alcuni automobilisti, presenti sul luogo, hanno manifestato il loro disappunto, ma la maggioranza ha accettato di rallentare, dimostrando che la pressione civica può influire sul comportamento alla guida.

Le richieste concrete e le proposte di chiusura al traffico

Le proposte avanzate includono il divieto permanente per le auto sul tratto compreso tra via Montebello e via Tarino, la trasformazione della corsia in una zona pedonale e ciclabile protetta, e l’incremento di sanzioni per le cosiddette “malasoste”. Diena ha evidenziato che Torino ha già attuato diverse iniziative – pedonalizzazioni, corsie preferenziali, sanzioni per soste irregolari – ma che “non basta finché la vita di una persona vale meno di qualche parcheggio”.

Il dibattito ha anche richiamato l’attenzione su esempi internazionali, citando la città di Amsterdam, dove la mobilità ciclabile è stata sviluppata grazie a campagne come “Stop de kindermoord” negli anni ’70. I manifestanti hanno chiesto a Torino di seguire lo stesso modello, investendo in infrastrutture più sicure e promuovendo una cultura del rispetto reciproco tra ciclisti e automobilisti.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Torino adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 26 Settembre