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Ex Postalcoop chiedono reintegro e salario equo a Poste Italiane

Ex dipendenti di Postalcoop denunciano Poste Italiane chiedendo lavoro stabile e salari giusti.

Ex Postalcoop chiedono reintegro e salario equo a Poste Italiane

Il processo di liquidazione giudiziale di Postalcoop è stato avviato il 22 novembre 2025 a seguito dell’inchiesta della Guardia di finanza denominata “Epicentro”. L’indagine ha messo in luce presunti contratti fittizi e una frode fiscale di circa 100 milioni di euro, coinvolgendo una lunga catena di appalti che collegava Defendini, Greenpost, Dgls, Nexive-Opera e, infine, Postalcoop.

Il tribunale di Torino ha aperto, nella giornata di Venerdì 25 settembre 2026, una fase di conciliazione tra le parti. Sono 23 gli ex dipendenti che hanno intentato la causa, tutti spettanti di aver perso il lavoro nel momento in cui le attività di Postalcoop sono state fermate. Gli avvocati Roberto Mortara, Alessandro Mortara e Franco Balzan li rappresentano nella disputa contro Nexive Network (parte del gruppo Poste Italiane) e Opera Delivery società milanese subappaltatrice.

La causa civile a Torino: fatti e richieste

Durante l’udienza i ricorrenti hanno occupato il presidio davanti al Palazzo di giustizia, sostenuti dal sindacato Slc-Cgil. Andrea, portavoce della Rsa, ha dichiarato: “Nexive si è dimenticata di noi. Ora chiediamo il riconoscimento della natura reale dei rapporti di lavoro e il reinserimento nell’organico aziendale”. I lavoratori chiedono il reintegro nelle aziende del gruppo Poste e un adeguamento salariale che, secondo loro, dovrebbe colmare il divario di 400-500 euro rispetto a chi svolge le stesse mansioni direttamente per la capogruppo.

Il ruolo di Nexive e Opera Delivery nella filiera

Postalcoop operava come subappaltatore di Nexive, gestendo lo smistamento delle consegne e affidando l’ultimo miglio a Opera Delivery. Questo modello di subappalto ha creato una situazione in cui gli operatori, pur svolgendo il medesimo lavoro dei dipendenti di Poste, erano legati a contratti meno vantaggiosi, senza la clausola sociale prevista per i dipendenti diretti.

Il retroscena della catena di appalti e le richieste dei lavoratori

Molti dei presenti hanno raccontato la propria storia di continui passaggi societari. Dopo aver iniziato con Defendini si sono trovati a passare per Greenpost, Dgls, Nexive-Opera e, infine, Postalcoop. Roberto Di Cesare, 62 anni, porta ancora scritto “ex” sul tesserino, simbolo della precarietà che lo accompagna da oltre vent’anni. Fabio Gatto, 56, è entrato nella catena, mentre Luca Giuliani, 45, lavora da dieci anni come driver. Tutti sottolineano che, pur mantenendo le stesse mansioni, le condizioni contrattuali sono peggiorate ad ogni nuovo appalto.

Altre lamentele riguardano gli ammortizzatori sociali. Angela, ex operatrice, ha spiegato che la NASpI è servita solo a coprire l’affitto per un breve periodo e, da gennaio, non è più sufficiente per le spese quotidiane.

Prospettive future: rifiuto della conciliazione e ulteriori azioni legali

Alla chiusura dell’udienza è emerso chiaramente che i ricorrenti intendono rifiutare qualsiasi proposta di conciliazione. «Non chiediamo favori», hanno concluso, «ma diritti, lavoro e giustizia». Una seconda causa, che si aprirà a Ivrea il 6 ottobre, sarà diretta contro INPS per il riconoscimento della NASpI a partire dal 22 novembre 2025, data della liquidazione di Postalcoop.

Il caso continuerà a evolversi nelle prossime settimane, con la speranza dei lavoratori di ottenere non solo il reintegro, ma anche un riconoscimento definitivo della loro posizione di dipendenti di Poste Italiane evitando ulteriori cicli di subappalto che li lasciano senza stabilità.

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