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Archiviazione chiesta per l’inchiesta Rear: coinvolti Laus, Carretta e Grippo

La procura ha chiesto l'archiviazione per l'inchiesta sulla cooperativa Rear che coinvolge il deputato Mauro Laus e altri esponenti locali; approfondiamo le ragioni e i punti ancora aperti

Archiviazione chiesta per l’inchiesta Rear: coinvolti Laus, Carretta e Grippo

La vicenda che ha interessato la cooperativa Rear e diversi esponenti politici locali ha ricevuto una svolta con la richiesta di archiviazioneAlessandro Aghemo e aveva visto impegnata nella fase investigativa la Guardia di Finanza. Tra gli indagati figuravano il parlamentare Mauro Laus, l’assessore comunale Mimmo Carretta e la presidente del consiglio comunale Maria Grazia Grippo, insieme ad alcuni familiari e dirigenti della cooperativa.

Le contestazioni iniziali vertevano su due filoni principali: la presunta erogazione di stipendi non dovuti e l’uso non trasparente di risorse ricevute, compresi i fondi Covid. Gli accertamenti hanno toccato il periodo 2018-2026 e hanno indagato elementi patrimoniali e amministrativi della cooperativa, che opera nei servizi di vigilanza, antincendio, teleallarme e accoglienza museale sia a Torino sia in altre città. La decisione di chiedere l’archiviazione si basa su valutazioni sulla perseguibilità dei reati e sulla consistenza delle prove raccolte.

Contesto e oggetto delle verifiche

Gli approfondimenti si sono concentrati su compensi riconosciuti a persone legate alla cooperativa e su come fossero giustificati nel libro paga. In particolare, gli inquirenti hanno osservato pagamenti sospetti negli ultimi anni del periodo analizzato e hanno esaminato la destinazione di una somma significativa – circa tre milioni di euro – proveniente anche da finanziamenti a tasso agevolato. Il team investigativo ha valutato se parte di queste risorse fosse stata utilizzata in modo improprio rispetto alle finalità statutarie della cooperativa, configurando così ipotesi di malversazione di erogazioni pubbliche.

Accertamenti della Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza ha passato al setaccio documenti contabili, buste paga e flussi finanziari per comprendere la coerenza tra le prestazioni dichiarate e i pagamenti effettuati. Il procedimento ha voluto verificare se gli stipendi contestati corrispondessero a effettive prestazioni lavorative o fossero soltanto apparenze amministrative. Le indagini hanno inoltre considerato la natura dei finanziamenti ricevuti per emergenze e interventi straordinari, valutando la loro corretta destinazione rispetto agli scopi statutari della cooperativa.

Immobili e uso privato

Un altro nodo cruciale dell’inchiesta riguardava alcuni immobili intestati alla cooperativa ma, secondo l’ipotesi iniziale, utilizzati in via privata. Tra le proprietà segnalate dagli investigatori sono state indicate abitazioni in Roma, nel centro di Torino e una villa a Riva del Garda. L’analisi si è concentrata sul rapporto tra intestazione formale degli immobili e la reale fruizione degli stessi, per determinare se esistessero trasferimenti di uso incompatibili con la natura cooperativa degli immobili o con le finalità che ne giustificavano la gestione.

La rilevanza della titolarità

Verificare a chi fossero effettivamente riconducibili gli immobili e come venissero impiegati è stato centrale per stabilire eventuali profili di infedeltà patrimoniale. Se l’intestazione risultava solo formale e l’uso era privato, ne sarebbe derivata una possibile appropriazione indiretta di beni della cooperativa. Tuttavia, nella fase finale dell’istruttoria la procura ha ritenuto che, in assenza di specifici presupposti procedurali e probatori, non vi fossero gli elementi per procedere avanti su questo fronte.

Il ruolo della querela e le conseguenze procedurali

Un elemento decisivo nella scelta di chiedere l’archiviazione è stato il ritiro della querela originariamente depositata dall’allora commissario della cooperativa. Il procedimento per il reato di infedeltà patrimoniale è infatti, in alcuni casi, procedibile a querela di parte, e la mancata presenza della denuncia ha inciso sulla perseguibilità dell’ipotesi accusatoria. Parallelamente, rispetto al capo di imputazione per malversazione, la procura ha valutato di non disporre di elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.

Implicazioni e passaggi successivi

La richiesta di archiviazione passerà ora al vaglio del gip, che deciderà se chiudere definitivamente il procedimento. Nel frattempo la cooperativa ha espresso soddisfazione per l’istanza della procura, sottolineando come le verifiche ministeriali avessero già offerto riscontri positivi sulla gestione. Resta però aperta nella stessa area investigativa un’altra inchiesta che indaga sulle fatture e sulla regolarità delle operazioni commerciali in anni precedenti, che continuerà a essere seguita dagli organi competenti.

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