In un’interessante svolta nel campo della cardiologia, l’Ospedale di Pinerolo ha compiuto un passo avanti significativo nell’uso dell’ipnosi durante le procedure cardiologiche. Per la prima volta nella sala di Elettrofisiologia, un intervento di ablazione per correggere un’aritmia cardiaca è stato eseguito con il paziente in stato di ipnosi, evitando l’uso di farmaci sedativi e riducendo notevolmente l’impiego di altri farmaci.
Un intervento senza precedenti a Pinerolo
Il paziente, un uomo di 67 anni, era affetto da un’aritmia causata da un circuito elettrico anomalo nell’atrio destro noto come flutter atriale. La procedura è stata condotta dalla Cardiologia di Pinerolo, diretta da Gianluca Alunni nell’ambito dell’attività di Elettrofisiologia, di cui è responsabile Antonio Mazza. A supporto, la psicologa Vittoria Criscuolo coordinatrice del Gruppo di lavoro aziendale dedicato al tema “Ipnosi e comunicazione ipnotica” ha collaborato strettamente con il team medico.
Il ruolo cruciale della psicologia
Il progetto è nato dalla collaborazione tra la cardiologia e la psicologia aziendali dell’AslTo3 diretta da Alessandro Bonansea direttore del dipartimento di salute mentale. L’obiettivo era esplorare come l’ipnosi potesse migliorare l’esperienza del paziente durante procedure invasive, mantenendo la collaborazione e riducendo l’ansia e il dolore.
I benefici dell’ipnosi in cardiologia
Durante le procedure cardiologiche invasive, è fondamentale che il paziente rimanga sveglio e collaborante, ma anche immobile, controllando dolore e ansia. In questo caso, l’ipnosi ha permesso di evitare la sedazione farmacologica e di ridurre l’impiego di analgesici, migliorando significativamente la percezione dell’esperienza da parte del paziente. Questo approccio è particolarmente utile per i soggetti allergici o con controindicazioni ad alcuni farmaci.
«L’ipnosi ci offre uno strumento in più per controllare ansia e dolore mantenendo il paziente collaborante» spiega Giuliana Bricco cardiologa esperta in ipnosi, che ha condotto l’intervento con il collega Luca Tallone. «La risposta varia da persona a persona, ma nei soggetti particolarmente responsivi la percezione del dolore può ridursi in modo molto significativo. Possiamo così limitare l’utilizzo dei farmaci, un vantaggio ancora più importante quando esistono allergie o controindicazioni».
Dati scientifici a supporto
Sull’utilità dell’ipnosi in medicina, sono interessanti i dati dello studio randomizzato Painless condotto su 113 pazienti sottoposti ad ablazione del flutter atriale. Nel gruppo trattato con ipnosi, il dolore medio è risultato inferiore (4 contro 5,5 su 10) e il consumo medio di morfina si è ridotto da 3,6 a 1,3 mg. Lo studio è stato pubblicato su JACC: Clinical Electrophysiology rivista dell’American College of Cardiology una delle principali associazioni mediche e scientifiche non profit internazionali.
L’ipnosi nell’AslTo3
L’esperienza di Pinerolo fa parte di un percorso più ampio. L’ipnosi e la comunicazione ipnotica vengono utilizzate dall’AslTo3 nell’attività ambulatoriale a Rivoli e Pinerolo nella gestione del dolore cronico e nelle attività chirurgiche e interventistiche di Cardiologia e Oculistica a Pinerolo e di radiologia interventistica a Rivoli.
Si tratta di uno stato di coscienza modificato ma fisiologico, durante il quale il soggetto può acquisire una maggiore capacità di controllo su alcune risposte dell’organismo, con possibili effetti clinicamente utili. «L’obiettivo è mettere a sistema competenze già presenti nell’AslTo3» sottolinea Alessandro Bonansea direttore del Dipartimento di Salute mentale. «E individuare i percorsi nei quali l’ipnosi può offrire un beneficio concreto, integrandola in modo appropriato all’attività clinica».
«Questa esperienza dimostra quanto la collaborazione fra professionalità diverse possa ampliare le possibilità di cura» sottolinea Ferdinando Varbella direttore del Dipartimento Cardio-Neurologico. «In Cardiologia poter controllare ansia e dolore mantenendo il paziente vigile e collaborante rappresenta un vantaggio importante sia per la persona sia per gli operatori».
«Innovare significa anche valorizzare le competenze dei nostri professionisti e introdurre modalità di cura sempre più attente alla persona» dichiara Giovanni La Valle direttore generale. «Ridurre, quando possibile, il ricorso ai farmaci e rendere meno stressante un intervento rappresenta un risultato importante in questa direzione».



