La scomparsa di Carlo petrini ha lasciato un segno profondo nel panorama culturale e ambientale. Nato a Bra e noto come “Carlin”, Petrini non ha solo promosso sapori e tradizioni: ha trasformato il cibo in un tema pubblico, intrecciando gastronomia, diritti e tutela della biodiversità. Questo pezzo ricostruisce il percorso che ha portato dalla protesta contro il fast food alla costruzione di istituzioni internazionali e reti di comunità.
La mattina del 24 maggio 2026 a Pollenzo, durante il commiato pubblico, il presidente internazionale di Slow Food, Edward Mukiibi, ha ricordato il ruolo di Petrini nello sviluppo di leader e progetti globali. Le parole di Mukiibi hanno sottolineato come la visione di Petrini abbia seminato pratiche concrete, dall’educazione gastronomica alla protezione di centinaia di produzioni locali.
La nascita di un’idea e i primi passi
La vicenda di Petrini parte dall’intuizione che la tavola è specchio della società: il cibo non è solo piacere, ma atto politico, economico e ambientale. Negli anni Settanta fondò iniziative locali come Radio Bra Onde Rosse; negli anni Ottanta scese in campo contro l’omologazione generata dall’industria alimentare. La reazione a quegli anni culminò nella formazione di Arcigola e poi di Slow Food, che ha dato voce a una critica alternativa alle logiche del consumo veloce e standardizzato.
Da protesta a proposte concrete
Invece di limitarsi a un rifiuto, Petrini costruì strumenti pratici: dal recupero di varietà agricole al sostegno a piccoli produttori. Le tre parole diventate simbolo — buono, pulito e giusto — condensano un approccio che unisce qualità sensoriale, sostenibilità ambientale e equità sociale. Queste categorie sono state usate come linee guida nei progetti di tutela, formazione e promozione in oltre 160 Paesi.
Costruire istituzioni: università, reti e appuntamenti globali
La trasformazione delle idee in istituzioni è forse il lascito più tangibile di Petrini. A Pollenzo è nata l’Università di Scienze Gastronomiche, concepita per dare rigore accademico a temi spesso trascurati: agronomia, antropologia, storia e politica alimentare vengono studiati insieme come un unico campo interdisciplinare. Parallelamente, eventi come il Salone del Gusto e reti come Terra Madre hanno messo in contatto contadini, pescatori, artigiani e giovani attivisti da tutto il mondo.
Presìdi, Arca del Gusto e progetti sul territorio
Tra gli strumenti operativi si annoverano i Presìdi Slow Food e l’Arca del Gusto, enti e cataloghi nati per proteggere produzioni e saperi a rischio di estinzione. Queste iniziative non sono solo catalogazioni: fungono da infrastrutture per lo sviluppo locale, con effetti su economia, paesaggio e identità culturale delle comunità coinvolte.
Reazioni, successione e il futuro del movimento
La leadership di Slow Food è passata a Edward Mukiibi, agronomo ugandese, che ha sottolineato l’importanza di continuare il lavoro avviato da Petrini: formazione, inclusione globale e lotta per la giustizia alimentare. Il movimento oggi affronta nuove sfide — cambiamento climatico, dinamiche migratorie, crisi economiche — ma lo strumento costruito dal fondatore resta centrale per rispondere in modo collettivo.
Le parole pronunciate a Pollenzo sono emblematiche: il commiato è stato carico di gratitudine e di un invito a trasformare il dolore in azione. Per Petrini, la capacità di seminare utopia e trasformarla in realtà praticabile è stato il metodo con cui ha cambiato il modo di pensare il cibo nel mondo.
Perché il suo lavoro conta ancora
L’eredità di Petrini non è un monumento immobile ma una rete in movimento. Le scuole, le campagne di tutela, i mercati locali e le comunità che hanno trovato voce dentro Terra Madre e il Salone del Gusto rappresentano un capitale sociale ed ecologico che può essere mobilitato per rispondere alle emergenze attuali. La sfida è mantenere viva l’idea che scegliere cosa mettere nel piatto è un atto che pesa sul futuro del pianeta e sulla vita di chi produce.
In conclusione, ricordare Carlo Petrini significa ricordare che il cibo può essere il terreno di pratiche collettive per la sostenibilità e la giustizia. Le parole d’addio e i progetti che continuano la sua opera sono la prova che un’idea radicata può crescere fino a diventare una comunità globale.