Nel 2026, nonostante decenni di ricerca, i biocarburanti da biomassa lignocellulosica non hanno ancora raggiunto la maturità commerciale. Questo ritardo potrebbe compromettere gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto aereo previsti per il 2040-2050. A lanciare l’allarme è il professor David Chiaramonti del Politecnico di Torino presidente della Biofuture Platform durante la presentazione dello studio ‘Sinergie tra agricoltura e trasporto aereo per la produzione di SAF’.
Le proiezioni per il 2030 e le sfide future
Secondo le proiezioni illustrate da Chiaramonti, anche nello scenario più ottimistico, al 2030 l’Italia potrebbe produrre poco più di 400mila tonnellate annue di SAF (Sustainable Aviation Fuel). Un volume contenuto se paragonato ai fabbisogni attesi dai mandati ReFuelEU Aviation. La situazione potrebbe cambiare radicalmente al 2050, grazie all’impiego di colture intermedie su terreni marginali stimate in circa 4,5 milioni di tonnellate a livello europeo. Tuttavia, questo scenario è condizionato dall’adozione del regolamento 996 ancora in fase di definizione.
Le tecnologie disponibili e i miti da sfatare
Nel breve-medio periodo, la filiera realmente disponibile su scala commerciale resta quella dell’Hvo/Efa da lipidi mentre l’alcool lignocellulosico e altre tecnologie di sintesi sono ancora a livello dimostrativo. Chiaramonti ha invitato a superare due miti ricorrenti: quello del conflitto strutturale tra bioenergie e produzione alimentare, e quello secondo cui i biocarburanti non decarbonizzerebbero a sufficienza. Su quest’ultimo punto, ha citato i più recenti report dell’Agenzia internazionale dell’energia secondo cui alcuni biocarburanti si avvicinano alla neutralità carbonica o diventano carbon negative.
Le soluzioni proposte e le preoccupazioni per il futuro
Chiaramonti ha illustrato progetti in corso su suoli degradati, dove l’impiego di compost e biochar migliora la resa agronomica di colture come la camelina. Questo modello, definito ‘insetting virtuoso’, consente la produzione di SAF in rotazione con food and feed, generando al tempo stesso crediti di carbonio. Il docente ha espresso preoccupazione per la revisione dell’Ets dove il biochar rischia di restare escluso nonostante il suo interesse per l’agricoltura mediterranea. Ha inoltre segnalato la mancanza di coordinamento tra i diversi strumenti normativi europei che intervengono sulla filiera bio.



